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sabato 20 luglio 2019

Cronaca lunedì 09 ottobre 2017 ore 19:20

Omicidio-suicidio, una lettera di addio

L'uomo che ha ucciso la madre con un colpo di pistola e poi si è tolto la vita ha spiegato le ragioni che lo hanno portato a premere il grilletto



AREZZO — Malattia, disperazione, la paura di non farcela più: Giancarlo Palazzi, l'uomo di 67 anni che a colpi di pistola ha prima ucciso la madre Dina Sorini, 86 anni, e poi si è tolto la vita, ha lasciato una lettera in cui ha spiegato i motivi del suo gesto estremo. Nella stessa nota, Palazzi ha lasciato una sorta di testamento per la successione dei beni propri e di quelli della mamma.

Madre e figlio abitavano nella zona sud di Arezzo, in via Salvadori. Palazzi, operaio comunale in pensione, era malato e la madre soffriva da tempo di Alzheimer. Una situazione sempre più drammatica che, un giorno dopo l'altro, lo ha esasperato al punto da rendergli la vita insopportabile.

Ieri l'omicida-suicida, descritto dai conoscenti come una persona buona, ha preso una pistola e un fucile regolarmente denunciati, ha fatto salire la madre sulla sua auto, una Dacia, e ha imboccato la strada statale 73. All'altezza di Palazzo Del Pero ha parcheggiato in una piazzola dove sorge un monumento ai caduti, scegliendo un angolo appartato che nascondeva l'auto agli occhi degli automobilisti di passaggio. E lì la tragedia si è compiuta.

Le ricerche sono iniziate alcune ore dopo, quando alcuni parenti si sono accorti della scomparsa di madre e figlio e hanno dato l'allarme. Dopo una notte di ricerche che hanno visto impegnati vigili del fuoco, polizia, carabinieri e numerosi volontari, nella tarda mattinata di oggi l'auto è stata ritrovata nella piazzola. All'interno, i corpi senza vita di Giancarlo e Dina.



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