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sabato 18 agosto 2018

STORIE DELL'ALTRO SECOLO — il Blog di Marcella Bitozzi

Marcella Bitozzi

MARCELLA BITOZZI - Ex funzionario del Comune, con studi rivolti ai numeri, ho una sviscerata passione di scrivere fatti del mio paese e storie di gente che ci ha vissuto. E così, prima che anche l’ultima testimonianza possa andare perduta, mi sono decisa di parlare con le donne, con gli anziani, con coloro che erano bambini o adolescenti nel periodo bellico e fascista. Questo Blog lo dedico a mio padre, che ha vissuto il periodo della guerra, che è stato al fronte non in prima linea perché il suo mestiere di falegname gli aveva permesso di essere utilizzato per altre necessità.

Le vecchie fonti intrecciano presente e passato

di Marcella Bitozzi - venerdì 03 agosto 2018 ore 07:30

Mirella all'epoca del bombardamento

Spesso il passato si intreccia con il presente, fa riaffiorare ricordi a volte belli e a volte meno belli, ma sempre sempre fa percorrere la nostra schiena da un brivido incontenibile.

Quel brivido è il fascino del passato, il fascino dei ricordi, ciò che è accaduto prima di noi, la vita dei nostri avi, di tutti coloro che hanno vissuto dove ora noi stessi viviamo, le nostre origini.

Ma il brivido raddoppia ed è spiacevole se i ricordi ed i racconti parlano di guerra e di morti assurde.

Più o meno in questo periodo dell’anno, esattamente 74 anni fa, Casciana Alta fu colpita da un grave lutto, diverse persone morirono e altre rimasero ferite in un bombardamento americano.

Mirella, originaria di Casciana Alta e che da qualche anno vive a Milano con la figlia, ha raccontato come visse quel 23 giugno 1944, il giorno del bombardamento, e il suo racconto si intreccia con le vecchie fonti, luogo magico dove un gruppetto di volontari instancabili si incontra ogni domenica per ripulirle e riportarle al suo antico splendore .

Mirella, nel 1944 aveva 13 anni. Nel periodo della guerra non c’erano cellulari, non si girava per le strade senza far niente e molto presto si cominciava a pensare al futuro e a cosa fare da grande.

Gli artigiani del paese erano tanti, più che altro calzolai, falegnami, sarte e tutti raccoglievano intorno a sé gli adolescenti affidatigli dalle famiglie per insegnare loro il mestiere.

Mirella aveva scelto di diventare una sartina, e quel giorno, quel 23 giugno 1944, insieme alle sue compagne Miranda, Emilia e Marisa di qualche anno più grandi di lei, stava imparando a cucire da Giulia, nonna di Miranda.

All’improvviso un rumore assordante ruppe l’aria e quel piccolo crocchietto di ragazze si accorse che prima una e poi un’altra bomba erano state lanciate vicinissime a loro.

“Ci alzammo tutte dalla sedia all’improvviso – racconta Mirella – scendemmo le scale a corsa e arrivate fuori ci ritrovammo in mezzo ad un gran fumo nero. Non sapevamo cosa fare – continua Mirella – l’istinto ci guidava fuori paese. Ci dirigemmo alla nostra destra, percorremmo di corsa la discesa che ci portava alle fontone e lì rimanemmo per un bel po”. Quando il pericolo sembrava ormai passato – continua Mirella – decidemmo di tornare in paese. Le persone che si incontravano per strada parlavano, chiedevano e cercavano di sapere cosa fosse successo. E’ morto qualcuno? Domandavano, e qualcun’altro rispondeva: E’ morta Fernanda "del re" facendo da scudo con il suo corpo alla bambina che teneva tra le braccia. E poi è morta Irma, insieme al suo bimbo stretto al collo.”

Fernanda e Irma, amiche inseparabili, erano insieme ai loro figli per una passeggiata.

Avevano lasciato Livorno, zona portuale costantemente bombardata, per cercare sicurezza in campagna. Invece, nel posto che loro credevano sicuro, avevano tragicamente trovato la morte.

Fernanda aveva il marito al fronte, e nessuno ebbe il coraggio di comunicarle la morte della moglie. La bambina rimase nella casa dei parenti che ospitavano lei e la madre e alla fine della guerra fu riconsegnata al padre.

“Dov’è Fernanda?” queste le prime parole che il soldato pronunciò appena tornato. Solo allora conobbe la tremenda verità.

Nel bombardamento morì anche Gigi mentre con la trebbiatrice mieteva il grano per sfamare il paese, e Giuliana, una bambina piccolissima di cui ne abbiamo già raccontato la storia su QUInews Valdera, ne uscì con un braccio a brandelli.

I boati avevano spalancato le porte e rotto i vetri delle finestre, che ammonticchiati nella strada, erano talmente tanti da renderla impraticabile.

Intanto i genitori di Mirella la cercavano disperatamente, e tutti quanti in paese erano scesi in strada.

Lo spavento aveva colpito tutti, “ed io – conclude Mirella – per dieci giorni non riuscii più a mettere il naso fuori di casa”.

Anche Casciana Alta, piccolo paese sulla collina, ha dato il suo crudele contributo a una guerra assurda, sia in termini di soldati morti o dispersi al fronte, sia con questo bombardamento a guerra quasi finita.

E cosa c’è di più crudele nel sapere che due mamme, amiche inseparabili, sono morte entrambe per salvare i propri figli e che solo una di loro ci è riuscita? Ed ancora, che crudeltà c’è nel sapere che Gigi è morto nel tentativo di sfamare un paese con il grano maturo messo a disposizione dalla fattoria che aspettava solo di essere colto?

Storie di guerra e di destini crudeli che solo chi li ha vissuti ne conosce il vero dramma; chi ascolta può solo ammutolire e far suo quel brivido che scorre giù per la schiena, incontenibile, intenso, spiacevole e tanto doloroso.

Marcella Bitozzi

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