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venerdì 23 agosto 2019

Attualità giovedì 21 luglio 2016 ore 18:50

Da Milano a Ponte a Elsa, a piedi verso casa

Camilla Caparrini, empolese residente da alcuni anni a Milano per lavoro ha deciso di non utilizzare il treno questa volta per tornare a Ponte a Elsa



MILANO — Zaino in spalla e via. Camilla Caparrini, impiegata presso l'Accademia Teatro alla Scala, ha deciso di investire i primi giorni di ferie camminando verso casa.

Il percorso che l'attende è di circa 250 chilometri. La partenza prevista è da Bobbio per procedere lungo la via degli Abati fino al suo termine, Pontremoli. 

Da Pontremoli Camilla imboccherà la via Francigena che la porterà dritto a Ponte a Elsa.

Da cosa è nata questa idea?

Non so bene l'idea da dove sia venuta. Era pomeriggio, ero a lavoro e dal nulla si è delineato questo pensiero: "torno a casa a piedi". Apparentemente nessuna motivazione particolare se non quella di sperimentare, per me che ho bisogno di viaggiare quasi quanto di respirare, una nuova forma di mettersi in movimento.

L'idea di mettersi in cammino nei giorni seguenti non mi ha abbandonato, anzi ha preso a poco sempre più forma. Da pensiero carino da accarezzare prima di andare a letto si è trasformato in un progetto con cui mi risvegliavo al mattino.

Come sono stati i tuoi precedenti ritorni in Toscana?

È da 5 anni che abito a Milano e sono cinque anni che torno periodicamente in Toscana. Ormai i miei paesi sono due, le mie radici sono timidamente spuntate anche al nord e quando nomino "casa", intesa come edificio, posso riferirmi in ugual maniera alla villetta di ponte a elsa o alla soffitta meneghina in cui vivo.
Tornare a casa fino ad adesso è sempre coinciso con il prendere un frecciarossa, un intercity, un blablacar. Insomma come un qualcosa che mi impiegava poche ore e il cui impegno era relativo (soldi a parte!), quasi ormai di routine. Ma poi perchè ho sempre utilizzato l'espressione "tornare a casa"? Che vuol dire? "Tornare".... È come se lo considerassi quasi un passo indietro, una sorta di retromarcia temporanea.

Quindi quest'anno è arrivata la svolta...

Quest'anno per la prima volta ho il desiderio di "Andare a casa", di sudarmi questo tragitto e di scoprirlo, passo dopo passo. È tempo di dare un nuovo valore alla pausa estiva che ti riunisce alle origini, è tempo di provare ad andare più a fondo rispetto a quello che sono adesso, ma soprattutto al perchè lo sono, a mettermi alla prova in una situazione totalmente nuova, sicuro terreno fertile per spunti di riflessione.

Milano è una cittá che offre veramente tanto sotto molti, forse troppi, punti di vista. Per quanto sia bello e per quanto abbia io stessa cercato una situazione di questo tipo, riconosco anche che Milano è una città che ti assorbe, ti riempie, ti risucchia in un vortice di cose da fare, vedere, raccontare, provare con il rischio di trovarsi molto spesso ad essere spettatore passivo della tua quotidianità, sebbene quasi mai annoiato e quasi sempre soddisfatto.

Cosa hai scoperto quindi nella profondità di questo viaggio?

Alla base di questo viaggio c'è anche un'idea di svuotarsi, liberarsi, ascoltarsi e chissà. Magari provare anche il brivido del silenzio o delle urla dei tuoi pensieri che dopo tanto possono rinfacciarti di averli incasellati in schemi e costretti nei loculi del quieto vivere. Non so se sono alla ricerca di risposte, ma ho la netta sensazione che arriveró con ancora più domande.

Non ho un Santiago ad attendermi, nè tantomeno un San Pietro, ma ho comunque, alla sua maniera, un santuario. È casa.



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