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sabato 15 dicembre 2018

Cronaca martedì 21 febbraio 2017 ore 19:30

Due scalate con le lenzuola, poi la fuga

Un'evasione studiata a tavolino dai tre detenuti fuggiti da Sollicciano e messa a segno approfittando del momento in cui le celle sono aperte



FIRENZE — La ricostruzione dell'evasione dei tre detenuti romeni in fuga da Sollicciano è da film. 

Durante il passeggio libero che si svolge di pomeriggio nelle sezioni, a celle aperte, i detenuti, reclusi nella prima sezione giudiziaria pare siano riusciti a forzare con materiali di fortuna una delle porticine che conducono al cortile dell'ora d'aria. Poi, una volta passati, l'hanno richiusa e hanno approfittato dalla confusione e dai rumori per nascondersi nel vano scale. Poi hanno divelto una finestra dal suo alloggiamento nel muro aiutandosi, pare, di un pezzo di corrimano usato come piede di porco

A quel punto, protetti anche dal buio all'esterno, si sono qui calati per cinque metri di altezza in un camminamento tra l'edificio e il muro di cinta. Poi hanno raggiunto l'area della porta sul retro del carcere. E qui c'erano circa sei metri da scalare. Grazie ad alcuni appigli, sono arrivati su un tetto a tre metri di altezza. Gli altri tre metri li hanno scalati aiutandosi l'un l'altro e usando per la seconda volta le lenzuola annodate e anche la rete antiscavalcamento, che non ha ceduto sotto il loro peso. 

Una telecamera della videosorveglianza li ha inquadrati negli ultimi momenti della fuga. Le guardie hanno dato l'allarme e sono corse verso il punto in cui è avvenuta la fuga. Un'auto della vigilanza dinamica è subito uscita fuori, ma ormai i tre erano scappati nei campi e l'oscurità li ha aiutati a far perdere le tracce.



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