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martedì 25 giugno 2019

Attualità martedì 10 maggio 2016 ore 18:03

"Stop ai contributi per chi sfrutta il caporalato"

Reazioni di sdegno di istituzioni e sindacati dopo che la procura di Prato ha scoperto i turni massacranti imposti a centinaia di immigrati



FIRENZE — Il commento più severo è quello del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi che ha puntato il dito sulle responsabilità di chi sfrutta il caporalato: "E' un problema che va affrontato richiamando anche alle loro responsabilità gli imprenditori agricoli che se ne servono - ha detto Rossi - la proposta di legge Martina è sicuramente un passo in avanti: inasprisce le pene per i 'caporali' e prevede la confisca dei loro beni ma per combattere seriamente il caporalato penso che si debbano chiamare in causa anche gli imprenditori agricoli che consapevolmente ne usufruiscono, ad esempio penalizzandoli nell'erogazione dei contributi comunitari, ed agevolare invece gli imprenditori seri nella ricerca di manodopera a tempo determinato". 

Sui risultati dell'inchiesta è intervenuto anche il sindaco di Prato Matteo Biffoni. E' da Prato, infatti, che ogni mattina alle 5.30 gli immigrati erano prelevati per andare a lavorare nei campi del Chianti. "L'operazione di oggi dimostra due facce della stessa medaglia: da un lato c'è il tessuto sano della nostra città, che si riflette nel magistrale lavoro svolto dalla procura e dalle forze dell'ordine, ma anche nella reazione pronta e severa del sistema di accoglienza profughi. Quando gli operatori che gestiscono l'accoglienza in Santa Caterina hanno avuto le prime avvisaglie del fenomeno hanno subito incoraggiato le denunce e si sono messi a disposizione della Procura". 

"Dall'altra parte però - ha aggiunto Biffoni - troviamo cittadini pakistani senza scrupoli che sfruttano le persone in condizioni di debolezza, ma anche professionisti della nostra città coinvolti, tre consulenti del lavoro sospettati di aver falsificato documenti e buste paga per permettere agli sfruttatori di lucrare violando ogni regola e ogni diritto dei lavoratori. Accanto ai pakistani che hanno creato questo giro d'affari sulla pelle delle persone troviamo dei nostri connazionali: questo è vergognoso e inaccettabile".

Dura anche la reazione di Dalida Angelini, segretaria generale della Cgil Toscana. "La schiavitù non è finita, ce n'è tanta nel mondo ed anche in Italia". Dodici ore di lavoro a meno di 50 euro al giorno e "anche punizioni corporali. Quello che fino ad oggi non sapevamo pero' e' che la troviamo anche in Toscana, nelle vigne del chianti, fra le colline più famose al mondo. Una vergogna inaccettabile". 



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