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sabato 20 luglio 2019

Attualità lunedì 10 ottobre 2016 ore 13:59

I vaccini non piacciono ai toscani

Servizio di Dario Pagli

Nel 2015 si è registrato un incremento della mortalità dovuto alla tendenza a non vaccinarsi. Lo dicono i numeri della relazione sanitaria regionale



FIRENZE — In Toscana si vive più a lungo e meglio che nel resto d'Italia ma si fanno sempre meno figli. Si allarga insomma la forbice tra la popolazione anziana, con più di un milione di persone sopra i 64 anni, e quella giovane, che conta appena 500mila ragazzi sotto i 15 anni. 

In generale calano i fumatori anche tra gli adolescenti, ma la percentuale resta comunque alta: fuma il 22 per cento dei giovani tra i 14 e i 19 anni. Si fa più sport ma aumentano le persone, soprattutto uomini, che bevono alcol insieme a quelle che decidono di non vaccinarsi. 

Sono i dati che escono dalla relazione sanitaria regionale 2015 presentata a Firenze dall'assessore regionale alla salute Stefania Saccardi e dal direttore dell'Ars Francesco Cipriani. 

"Insieme alla continua riduzione del numero dei figli per donna si creano le condizioni per un forte investimento della regione - ha detto il direttore dell'agenzia regionale sanitaria Francesco Cipriani - la buona notizia è che gli anni di vita guadagnati sono per la gran parte in buona salute o in assenza di disabilità".

La relazione conferma la tendenza all'aumento della speranza di vita già in atto anche se una differenza rispetto al 2014 c'è: la mortalità nell'ultimo anno ha fatto un balzo in avanti e la colpa sembra essere del calo di vaccinazioni antinfluenzali piombato sotto la copertura del 95 per cento della popolazione dal 97 per cento del 2008

"Stiamo lavorando su una legge che renda obbligatorio il vaccino ai bambini che renda obbligatorio il vaccino ai bambini che si iscrivono alle scuole non dell'obbligo - ha detto l'assessore regionale alla salute Stefania Saccardi - tutti siamo impegnati a far capire che la vaccinazione è un atto di responsabilità verso se stessi e verso gli altri". 

La battaglia si gioca ora sulla prevenzione che, spiegano i risultati della relazione, migliora la qualità della vita anche quando avviene in età anziane e non solo da bambini.  



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