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martedì 11 dicembre 2018

Attualità lunedì 09 aprile 2018 ore 13:39

Controlli sui marmi della facciata di Santa Croce

E' iniziato il monitoraggio sugli elementi in pietra della copertura della basilica fiorentina, realizzata negli anni dell'Unità d'Italia



FIRENZE — L’architetto Nicola Matas progettò e diresse i lavori per realizzare la facciata della basilica dsi Santa Croce tra il 1857 e il 1863, scegliendo marmi e serpentino provenienti dalle cave di tutta la Toscana: i bianchi di Carrara e della Montagnola Senese, il giallo di Siena, i rossi di Monsummano e della Garfagnana, i verdi del Monteferrato di Prato e dell’Impruneta. E proprio sui delicati elementi lapidei da questa mattina, con l’utilizzo di un carrello mobile e di una piattaforma aerea che raggiunge i 62 metri, è iniziato un'opera di monitoraggio e controllo.

Un’azione programmata dall’Opera di Santa Croce ma anche un’opportunità per svolgere ulteriori indagini e approfondire aspetti storico-scientifici sulle caratteristiche del complesso, ispirato alla tradizione decorativa fiorentina del Medioevo e del Rinascimento. 

La facciata è già stata oggetto di lavori conservativi e di restauro tra il 1996 e il 2004 che hanno consentito di intervenire sugli elementi lapidei danneggiati da agenti atmosferici, chimici e biologici.

La vicenda della realizzazione della facciata si intreccia direttamente con la storia dell’Unità d’Italia e con alcuni personaggi che di quel periodo sono grandi protagonisti. C’è il papa Pio IX che il 22 agosto del 1857 partecipa all’inaugurazione del cantiere (versa 3.133 lire), c’è il re Vittorio Emanuele II che di lire ne mette 3.190, c’è il granduca Leopoldo e altre persone reali della di lui famiglia che si impegnano addirittura con 44.666 lire. L’Opera di Santa Croce di quel tempo organizzò un’apposita commissione per la raccolta dei fondi, attivando un’intensa azione di propaganda. La risposta fu generosa: arrivarono risorse da privati, da comunità e associazioni italiane e straniere, da famiglie nobili ed esponenti di spicco della nuova borghesia. 

Fra tutti emerse Francis Joseph Sloane che mette a disposizione la cifra più rilevante: 358.168 lire. Sloane era il figlio di un banchiere e collezionista d’arte scozzese. Nato nel 1794 tra Roma e Civitavecchia, a Firenze si avvicinò alla famiglia del conte Boutourline, giunto in Toscana da San Pietroburgo, e diventò manager della più importante miniera di rame europea, quella di Montecatini Val di Cecina. Fu lui il tesoriere della commissione speciale per la costruzione della facciata.



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