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giovedì 05 dicembre 2019

Attualità venerdì 21 agosto 2015 ore 17:50

Guerra aperta a daini e cinghiali

Servizio Tommaso Tafi

La Regione ha accolto le richieste di agricoltori e Coldiretti: pronti a cacciare 250mila ungulati. Ma Enpa e guardie zoofile restano contrari



FIRENZE — La Toscana è pronta a dare il via a una vera e propria guerra contro gli ungulati. Ad annunciarlo è stato l'assessore regionale all'Agricoltura Marco Remaschi, che ha raccolto le preoccupazioni degli agricoltori e della Coldiretti.
Secondo le stime diffuse proprio dall'associazione di categoria, nei boschi della Toscana ci sarebbero 450 mila animali, tra cinghiali, daini e caprioli, capaci di causare fino a 20 milioni di euro di danni ogni anno: 100 milioni di euro di danni accertati in 5 anni. Stando ai dati Ispra, poi, in media in Italia ci sarebbero 0,5 ungulati per ettaro di terreno, in Toscana 40 volte tanti. 

Per questo la Regione ha deciso di affidare alla Guardia Forestale e ai cacciatori iscritti ad alcune associazioni venatorie, il compito di uccidere 250 mila ungulati, per la metà cinghiali. Una soluzione che non convince però né l'Ente nazionale protezione animali nè le guardie Zoofile.

"Siamo sempre contrari ad abbattere questi animali quando si avvicinano alle zone urbane - ha spiegato il coordinatore del Nucleo guardie zoofile di Firenze, Andrea Quercioli - Basterebbe trovare un modo di catturarli come ha sempre fatto la polizia provinciale di Firenze  e liberarli poi sui terreni liberi, lontano dai centri abitati".

Da inizio 2016 però le competenze in materia di caccia passeranno dalle province alla Regione e la Toscana sembra fermamente intenzionata ad accogliere le richieste degli agricoltori. Che significa in sostanza triplicare il numero di esemplari uccisi ogni anno, che al momento sono 90mila circa. 

E alla secca contrarietà dell'Enpa fa da contraltare la posizione della Coldiretti, con il suo presidente Tullio Marcelli, che ha chiesto di rivedere se non eliminare del tutto le zone di rispetto venatorio che non sarebbero altro che rifugi dove gli ungulati vanno a riprodursi.    



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