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giovedì 22 agosto 2019

Attualità domenica 21 febbraio 2016 ore 11:19

Curia sotto assedio per la verità su don Euro

Duecento cittadini ha partecipato alla protesta silenziosa per chiedere alla Diocesi una ferma condanna del parroco a luci rosse



MASSA — "Errare è umano, perseverare è diabolico ma coprire è imperdonabile": queste parole, scritte con vernice rossa su un grande striscione, riassumono i sentimenti delle decine di persone che, sfidando il maltempo, hanno partecipato alla fiaccolata 'a candele spente' contro la Curia di Massa. I manifestanti, che dopo aver sfilato in corteo si sono radunati davanti alla sede della Diocesi, vorrebbero che il vescovo prendesse una netta posizione di condanna pubblica di tutti i fatti di cui è accusato don Luca Morini, commessi durante gli anni in cui è stato parroco delle parrocchie di Caniparola e Fossone. Incarico da cui è attualmente sospeso.

Ad oggi la Curia non ha preso nessun altro provvedimento contro il sacredote, accusato di aver truffato i fedeli speculando sulle offerte e sperperandole in incontri a luci rosse a base di sesso e alcol. Una drammatica vicenda portata alla ribalta da un servizio della trasmissione tv Le iene.

Durante la manifestazione, un delegato della Diocesi, don Luca Franceschini, ha parlato con i fedeli spiegando che, attualmente, don Morini non ha alcun incarico ufficiale anche se continua ad essere un prete. Poi ha preso in consegna le candele spente con l'impegno di consegnarle al vescovo e di riportargli le istanze dei parrocchiani.

"Lo scopo è stato sostanzialmente raggiunto - hanno poi dichiarato i fedeli in una nota  – Anche se la Chiesa non ridurrà don Luca Morini allo stato laicale, la sua identità è irreversibilmente compromessa dallo scandalo, e sarà impossibile per lui ritornare in gioco nel balletto dei cambi di parrocchia che la Curia ha ordito sino ad oggi per avallare il suo operato".

"Adesso vogliamo le dimissioni del vescovo Monsignor Santucci - si legge ancora nella nota -  Nessuno crede alla storia della medicina della misericordia e il suo atteggiamento è forse più grave di quello di don Morini".



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