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sabato 15 dicembre 2018

Arte venerdì 24 aprile 2015 ore 16:40

L'essere umano secondo Antony Gormley

Servizio di Serena Margheri

L'artista inglese espone le sue opere a Forte Belvedere nella mostra Human. Un'unione tra antico e moderno per nuove esperienze congnitive



FIRENZE — Tra i bastioni, sulle scalinate e le terrazze gli umani dell'artista Antony Gormley sono disseminati in un percorso che occupa ogni lato della fortezza. Le sculture in ferro dalle sembianze umane accolgono lo spettatore e lo interrogano su cosa vuol dire oggi fare parte dell'umanità. 

La mostra, intitolata Human è curata da Sergio Risaliti e Arabella Natalini e vede riunite più di cento opere di Gormley. Tra le creazioni esposte anche l'installazione Critical Mass, un "anti-monumento" realizzato per ricordare tutte le vittime degli orrori del XX secolo. L'opera è stata ideata originariamente nel 1995, per un vecchio deposito di tram a Vienna, per attivare l'intero edificio e renderlo fonte di riflessione su un momento buio della storia della Germania; collocata su una terrazza, Critical Mass, acquisisce un nuovo significato nel confronto con la città rinascimentale, la storia dell'umanesimo e l'onnipresente relazione tra denaro e potere militare. 

“Sul terrazzo più basso del Forte le 12 figure sono installate in senso lineare e progressivo dalla posizione fetale a quella assunta per osservare le stelle richiamando l’"ascesa dell’uomo”. - sottolinea Antony Gormley - All’estremo opposto del terrazzo più basso si trova un ammasso confuso degli stessi corpi. Qui oggetti industriali in ferro sembrano abbandonati, ognuno dieci volte la densità relativa di un corpo umano vivente, riflettono la zona d’ombra che inevitabilmente accompagna ogni concetto del progresso umano, mettendo lo spettatore davanti ad un’immagine evocativa del conflitto del secolo scorso. Questa dialettica tra desiderio e abiezione è la tensione che sottende in modo capillare tutta la mostra”. 

Le figure più naturalistiche di Critical Mass, derivate da modelli presi direttamente dal corpo dell’artista, sono in dialogo con le recenti opere conosciute come Blockworks, che restituiscono l’anatomia umana attraverso volumi architettonici mentre ogni scultura è posizionata per entrare in risonanza con la struttura del Forte.

Come afferma l’artista: "HUMAN fa aprire il Forte di Belvedere attraverso l'agopuntura scultorea: le opere sono dislocate in modo diffuso e capillare al fine di catalizzare le masse interiori, le costrizioni ed il panorama che si gode da questo luogo. Nel trovare i luoghi adatti a creare questi confronti e allusioni, a creare ostacoli ed occasioni per fermare i visitatori nel loro peregrinare, cerco di incoraggiarli a ripensarsi e di ripensare il modo in cui si misurano con gli spazi che hanno intorno”.

La grande esposizione che vede la ridefinizione della figura umana, trova la sua collocazione “naturale” a Firenze, città nella quale, tra Quattrocento e Cinquecento, artisti come Donatello, Michelangelo, Bandinelli e Cellini si sono dedicati allo studio della rappresentazione dell’uomo “ideale” e alla definizione del monumento in rapporto all’architettura e allo spazio pubblico. Human rinnova e conferma la determinazione della città a promuovere la cultura contemporanea, cercando una cruciale interazione tra la Firenze del Rinascimento e la città attuale in uno stretto dialogo tra scultura e una nuova concezione dell’ambiente antropico.

Il sindaco di Firenze Dario Nardella durante l'inaugurazione dell'esposizione ha donato a Gormley le chiavi della città di Firenze.



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