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sabato 20 aprile 2019

Lavoro venerdì 12 dicembre 2014 ore 19:01

Piano del paesaggio, aziende del marmo in allarme

Gli imprenditori: "Il confronto con la Regione nel periodo delle osservazioni ha portato addirittura a nuove restrizioni". Occupazione ad alto rischio



FIRENZE — Il consiglio regionale toscano ha adottato in prima battuta il nuovo piano l'estate scorsa e dovrà pronunciarsi sul via libera definitivo nei primi mesi del 2015 dopo aver esaminato  le modifiche messe a punto dalla giunta Rossi alla luce delle oltre 600 osservazioni presentate da cittadini, associazioni ed enti locali e approfondite dall'assessore regionale all'urbanistica Anna Marson in più di 70 incontri.

"Il confronto avuto durante il tavolo tecnico aperto da Confindustria con la Regione sulle necessità del settore lapideo ed etrattivo si è concluso con un nulla di fatto - spiegano gli imprenditori - Anzi, alcuni degli imput provenienti dalle imprese si sono rivelati addirittura l'occasione per inserire ulteriori restrizioni nelle bozze in revisione".

"Se queste revisioni saranno confermate nei documenti ufficiali approvati dalla giunta - affermano i rappresentanti delle aziende del marmo - nel brevissimo futuro si creeranno gravissimi problemi occupazionali non solo per le imprese estrattive ma per tutto l'indotto che vive di marmo. L'impossibilità di raggiungere un qualsiasi accordo con la Regione è dovuto al fatto che, nel piano , non vi è alcuna reale conoscenza di queste realtà".

Le aziende del comparto, concentrate soprattutto nella zona delle Alpi Apuane, chiedono quindi un nuovo intervento da parte del Consiglio regionale dopo quello che, l'estate scorsa, portò all'inserimento di alcune modifiche nel primo testo del piano grazie a un emendamento del consigliere regionale del Pd Ardelio Pellegrinotti.

"Chiediamo al Consiglio di considerare le imprescindibili necessità del tessuto economico di questa parte della Toscana - dicono gli imprenditori -  di considerare il giusto valore alle attività estrattive esistenti e di non negare l'unico reale futuro a un'area della regione già fortemente colpita da una recessione implacabile. L'enorme danno economico e occupazionale non può essere così gravemente ignorato".



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