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giovedì 22 agosto 2019

Cronaca giovedì 18 gennaio 2018 ore 20:00

Mafia cinese, fiumi di denaro e potere smisurato

Una sola donna fra i 33 ordini di arresto eseguiti nell'ambito dell'operazione China Truck: la fidanzata del capo. Investimenti in mezzo mondo



PRATO — Un'organizzazione criminale di stampo mafioso, forse la più potente d'Europa, con il boss dei boss che si vantava delle sue strategie di imprenditore non più "solo mafioso" e lasciava gestire il suo immenso patrimonio alla fidanzata-segretaria. Seminando terrore e morte dove trovava qualche ostacolo.

Sono agghiaccianti i dettagli che emergono dall'inchiesta China Truck resa nota oggi dalla procura di Firenze. Cinquanta indagati, 33 arresti in carcere, sedici eseguiti a Prato, otto a Roma, uno a Milano e uno a Padova, due in Francia e due Cina mentre tre membri della banda erano già dietro le sbarre. Sequestro preventivo di 61 conti correnti più otto società, due immobili e otto autoveicoli, per un valore complessivo di svariati milioni di euro. 

Il capo dei capi, anche lui agli arresti, era Zhang Naizhong, intercettato al telefono mentre si vantava della sua attività imprenditoriale e della sua metamorfosi da mafioso a imprenditore onorato dalla comunità cinese con tanto di inchini al suo passaggio.

"Alla mafia di oggi non servono più l'arroganza e la violenza, ci vuole la strategia - diceva il boss al cellulare - La persona che ha la strategia migliore vince. Io sono il più potente d'Europa, non mi sto vantando, puoi chiederlo a chiunque. Spesso quando uno ti dice che ti fotte sono solo chiacchere. Ma se lo dico io non avrai più scampo. Non servono le parole, ci vogliono i fatti".

Stando agli inquirenti, l'organizzazione aveva conquistato una notevole preponderanza economica rispetto ad altri clan italiani ed europei attraverso intimidazioni, omicidi e guerre tra bande e poteva contare su immense disponibilità finanziarie generate dalle sue attività illegali in Italia, in Francia, in Spagna e in Germania, dal trasporto di merce varia prodotta dalle aziende cinesi alla prostituzione, al gioco d'azzardo, all'usura, al traffico di droga, alle estorsioni.

L'unica donna arrestata è la fidanzata del boss, Chen Xiaomian, 41 anni. Nella sua abitazione la polizia ha trovato trentamila euro e moltissimi gioielli. Gli investigatori ritengono che fosse lei a gestire il patrimonio e i numerosi e variegati investimenti: miniere di carbone in Cina, oggetti rari e di gran lusso come le corna di rinoceronte, centri commerciali.

L'inchiesta è iniziata dalle indagini sull'omicidio di due giovani cinesi avvenuto nel 2010 a Prato. Dopo una lunga e sanguinosa guerra fra bande, improvvisamente gli omicidi cessarono grazie all'intervento della mafia cinese che impose la pace per potersi dedicare agli affari. Nel 2017 però le tensioni ricominciarono.

"E' difficile immaginare un caso nei quali gli indici di mafia siano costantemente presenti e univocamente indicativi come in questo - ha scritto il gip Alessandro Moneti nell'ordinanza che ha disposto gli arresti - Dalle indagini emerge un gruppo gerarchimente organizzato e con più livelli, dedito al controllo di attività economiche diversificate. In Italia il controllo risulta esteso a Prato, nell'intera area metropolitana di Firenze, a Roma, in alcune aree del Veneto, in Campania e in Lombardia. Siamo di fronte non a condotte di rilevanza penale episodiche ma a stili di vita stabilmente versati all'illecito, un'organizzazione in grado di contare su appoggi logistici a livello continentale".



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