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venerdì 15 novembre 2019

Politica lunedì 05 dicembre 2016 ore 19:12

Matteo Renzi è salito al Quirinale

Il premier, dopo la sconfitta del Sì alla riforma costituzionale, ha confermato le dimissioni che però saranno formalizzate fra qualche giorno



ROMA — Matteo Renzi è salito al Quirinale in forma ufficiale alle 19.15 dopo un velocissimo Consiglio dei Ministri iniziato alle 18.30. 

Il colloquio con il capo dello Stato è durato mezz'ora, poi Renzi è tornato a Palazzo Chigi dopo aver accettato di congelare le dimissioni fino a venerdì o a sabato per consentire al Parlamento di approvare la legge di bilancio rimasta in sospeso per la scadenza referendaria. "Lo faccio per senso di responsabilità" avrebbe detto Renzi. Il quale, nella sua veste di segretario del Pd, dovrà presto confrontarsi sul risultato del referendum anche in sede di direzione nazionale del partito. L'incontro convocato prima per domani e poi per mercoledì è stato ulteriormente rinviato. Ma numerosi esponenti della maggioranza e della minoranza del Pd, compresi Massimo D'Alema e Roberto Speranza, hanno chiesto a Renzi di rimanere al suo posto: dopo la bruciante sconfitta referendaria, una resa dei conti interna potrebbe essere il colpo di grazia per i dem, da mesi in calo di consensi.

Questa mattina il premier aveva avuto un altro colloquio con Mattarella, durato un'ora e mezzo, durante il quale il presidente della Repubblica gli aveva chiesto di rinviare le dimissioni per mandare in porto l'approvazione della legge di bilancio, atto da assolvere obbligatoriamente entro il 30 dicembre di ogni anno e che, in caso di congelamento della crisi, verrebbe messo in sicurezza  con un voto di fiducia tecnico, per evitare l'esercizio provvisorio e scongiurare le speculazioni dei mercati finanziari.

In anni recenti, il 'congelamento' temporaneo delle dimissioni del presidente del Consiglio è avvenuto anche nel novembre 2011 con Silvio e, un anno dopo, con Mario Monti.

Una volta formalizzate le dimissioni di Renzi, si aprirà una crisi-lampo che potrebbe essere risolta, secondo il Pd, con un governo tecnico che approvi velocemente le modifiche alla legge elettorale (l'Italicum  su cui pende anche il pronunciamento della Corte Costituzionale) e poi porti l'Italia al voto. Ma Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d'Italia e Movimento 5 Stelle hanno già annunciato che non sosterranno alcun governo di transizione.

"Le strane ipotesi che circolano - ha dichiarato il capogruppo al Senato degli azzurri, Renato Brunetta - con l'approvazione accelerata della legge di bilancio grazie addirittura a cosiddette fiducie tecniche, sono del tutto impraticabili". "Ho parlato con Berlusconi - ha riferito il leader della Lega Matteo Salvini - Non ci saranno inciuci, andremo subito al voto". "Vogliamo elezioni subito - ha ribadito la presidente di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni - La legge elettorale non potrà essere usata come scusa".

"Avanti compatti - ha invece commentato il leader M5S Beppe Grillo - C'è uno spiraglio per un governo 5 Stelle".



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