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domenica 22 settembre 2019

Attualità domenica 12 marzo 2017 ore 13:00

Renzi al Lingotto: "Nessuno può distruggerci"

Sul palco parata di ministri. In platea il premier Paolo Gentiloni, e il ministro dello sport Luca Lotti. Matteo Renzi attacca gli scissionisti



TORINO — Il primo ministro Paolo Gentiloni, Piero Fassino, il ministro Marco Minniti, ma anche tanti altri, come il ministro Graziano Delrio, Deborah Serracchiani, Cecile Kyenge, hanno solcato il palco questa mattina al Lingotto di Torino per la kermesse renziana in vista del Congresso del Pd. 

Tre giorni di lavori della mozione congressuale di Matteo Renzi per la segreteria Pd.

Ancora tanta politica, la sinistra, la scuola, il populismo, sono alcuni dei temi affrontati, come il ritorno al gioco di squadra, contro l'uomo solo al comando, con un linguaggio sempre più di sinistra. 

Presente anche Luca Lotti, ministro dello Sport, seduto in prima fila, ascolta gli interventi.

Dopo gli interventi che si sono susseguiti tutta la mattina, arriva sul palco verde del Lingotto Matteo Renzi, che ancora una volta, come al discorso di apertura, ringrazia tutti i cinquemila presenti, il premier Paolo Gentiloni, e ai due sfidanti alla segreteria del Pd Emiliano e Orlando.

"L'elemento chiave - ha esordito Renzi - che forse non siamo stati bravi a raccontare è che qui c'è un popolo non un insieme di dirigenti che cercano di cambiare l'Italia ma un popolo che ci crede, che si è mischiato, che ha dei valori, che non si fa distruggere da niente e nessuno, è il popolo del Pd".

Poi subito la  riflessione di Matteo Renzi su chi "Nelle scorse settimane oggettivamente qualcuno ha cercato di distruggere il Pd perché c'è stato un momento di debolezza innanzitutto mia. Ma non si sono accorti che c'è una solidità e una forza che esprime la comunità del Pd, indipendentemente dalla leadership: si mettano il cuore in pace, c'era prima e ci sarà dopo di noi e ora cammina con noi". 

Poi l'immagine "da macchietta" di chi sale sul palco si definisce di sinistra e alza il pugno con bandiera rossa in sottofondo, Renzi si scaglia contro gli scissionisti del Pd

"Un certo amarcord per la sinistra del passato - ha detto Renzi - è comprensibile ma a volte fa a cozzi dalla realtà. Sento parlare dell'Ulivo da persone che lo hanno segato dall'interno, passaggi di apoteosi sull'Ulivo da chi ha contribuito a concludere anticipatamente l'esperienza di governo di Prodi, cosa che non sarebbe accaduta se fosse stato segretario del partito. Nel curriculum possono dire di essere esperti di xylella non di Ulivo".

"La partita inizia adesso, la mozione sarà scritta la prossima settimana, ma c'è il progetto per il Paese noi non sappiamo se il futuro è maggioritario o proporzionale, abbiamo le nostro idee, ma dopo il 4 dicembre quel disegno di innovazione istituzionale è più debole,la forza delle nostre idee è il confronto con gli altri e allora vincerà chi sarà più forte in termini di progetti e proposte".

Tra gli interventi quello di Matteo Orfini che ha ribadito davanti alla sala del Lingotto, che "La sinistra siamo noi”. Dello stesso parere Deborah Serracchiani, la vicesegretaria del Pd, che ha aggiunto "la sinistra italiana siamo noi, il Partito Democratico". 

"Non mi faccio dare nessuna lezione da chi ha ucciso l'Ulivo e ora vuole uccidere il Partito Democratico", ha detto Serracchiani puntando il dito contro gli scissionisti di MDP, e aggiungendo "chi è uscito non pensi di rientrare con un listone"

Il ministro Delrio, invece ha paragonato Renzi a Maradona: "Renzi è l'interprete del nostro sogno, rappresenta le speranze e aspettative del nostro popolo, la leadership è indispensabile. Quando giocava il Napoli nessuno aveva paura di mettere in campo Maradona, nessuno si preoccupava che giocava troppo, giocava una squadra ma senza Maradona il Napoli non vinceva scudetto"



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