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domenica 08 dicembre 2019

Lavoro martedì 11 agosto 2015 ore 14:10

Crisi in Valdicecina: la salina a rischio chiusura

I 40 dipendenti dello stabilimento questo mese avranno solo una parte di stipendio. Da settembre potrebbero andare a casa



VOLTERRA — Continua la crisi del lavoro a Saline di Volterra, unico centro industriale di tutta la Val di Cecina se si esclude la geotermia di Larderello e poche altre realtà dove trovano occupazione gli abitanti del territorio. Dopo la Smith, fabbrica di scalpelli che resta aperta ma con 114 posti di lavoro in fumo, ora è la ex Salina di Stato che rischia di chiudere i battenti. 

Della crisi dello stabilimento si sapeva da tempo, ma la notizia, arrivata pubblicamente ieri sera, 10 agosto, all'incontro pubblico con sindaci, lavoratori e cittadini proprio per la vicenda Smith Bits, è di quelle che lasciano ancora una volta senza fiato. Questo mese i 40 dipendenti non percepiranno tutto gli stipendi interamente, da settembre potrebbero addirittura non essere garantiti. Ed è necessario trovare una soluzione.

Lo stabilimento che produce il sale alimentare minerale più puro d'Italia "è in sofferenza e ha problemi di liquidità" ha spiegato il sindaco di Pomarance Loris Martignoni

Il piano industriale per salvare questa realtà produttiva, già presentato agli amministratori locali e alla Regione, c'è e sarebbe valido, prevedendo investimenti agli impianti che permetterebbero allo stabilimento di restare competitivo. Ma ora servono finanziamenti, che la società al momento non ha.

Un prodotto, il sale, che avrebbe mercato, ma che viene venduto ad un prezzo basso rispetto alla complessità del processo produttivo. E per ridurre i costi e quindi aumentare guadagni, servono investimenti. Si tratta di una azienda energivora, che spende molto, nel ciclo produttivo e deve abbattere queste spese per restare competitiva.

Uno stabilimento che per il 75 per cento è di proprietà dell'imprenditore Locatelli e per il restante 24 per cento è di AtiSale, società leader del settore in Italia che dopo la fine del Monopolio di Stato ha acquisito le concessioni minerarie del sale, una volta statali, delle quali una parte sono anche in mano a Solvay.

Una materia, dunque, legata anche alle leggi e alle concessioni che dà la Regione e i sindaci già da ieri hanno chiesto con forza l'intervento della Regione. "Per salvare la Salina, in cerca di un apporto di capitali da fuori – spiega il sindaco di Volterra Marco Busellise dalla Regione si utilizzassero i fondi che Solvay avrebbe dovuto mettere su Puretta (4.500.000 euro), penso che come sindaci non avremmo problemi; certo è che poi le risorse per la questione idrica comunque servono e debbono essere individuate. Serve intervenire presto sulla Salina, perchè non c'è più tempo".

Di certo ad oggi c'è che sono a rischio, oltre a quelli dell'indotto, i 40 occupati diretti della fabbrica, dove pochi giorni fa era andato in scena il suggestivo spettacolo di VolterraTeatro che con le parole di Pasolini aveva portato l'attenzione sulla dignità del lavoro e sulla necessità di una 'rivoluzione' contro i meccanismi del progresso a discapito della vita.

Alessandra Siotto
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