Il dato certo è che, oggi, i lavoratori stranieri non sono più una presenza marginale, bensì una costante. E se in Italia, secondo la Fondazione Leone Moressa, i dipendenti extracomunitari sono poco meno di 2,2 milioni, la Toscana è, insieme all'Emilia-Romagna, una delle due regioni dove si ha una incidenza più alta dei lavoratori non italiani: 16,6% del totale. Dunque, un lavoratore su sei.
E per il 2025, la Cgia di Mestre, ovvero l'Associazione Artigiani e Piccole Imprese della cittadina veneta, che ha utilizzato il Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere, prevede l'entrata di lavoratori extracomunitari in Toscana ben oltre la media nazionale. Se, infatti, in Italia il numero stimato è di 1.358.890 di ingressi a fronte di 5.807.270 entrate totali - dunque, il 23,4% - nella nostra regione si arriva al 28,6%. Ovvero, su 369.380 assunzioni, 105.820 sono di lavoratori immigrati.
Percentuali maggiori, sul versante degli ingressi nel mondo del lavoro, si registrano soltanto in Trentino-Alto Adige (31,5%), Emilia-Romagna (30,6%), Lombardia (29,2%) e Veneto (29,1%), tutte regioni con un mercato occupazionale piuttosto dinamico.
Da notare, in oltre, che in Toscana, tra 2017 e 2025, l'incremento di assunzioni di lavoratori stranieri è stato addirittura del 157,3%: dai 41.120 ingressi del 2017 agli, appunto, 105.820 dell'anno scorso.
Infine, per scendere ancor più in profondità, lo studio realizzato dalla Cgia prende in considerazione anche le province italiane. In questo caso, in Toscana, svetta quella di Prato, prima anche a livello nazionale: qui, nel 2025, il 55,5% delle assunzioni è riferito agli stranieri, ovvero 17.270 lavoratori sui 31.140 ingressi totali. Quindi, a scendere, Firenze (30%), Arezzo (29%), Siena (28,5%), Grosseto (28,2%), Pistoia (26%), Pisa (22,8%), Massa-Carrara (22%), Livorno (20,5%) e Lucca (20,3%).