Cronaca

Addio a Carlo Ginzburg, storico e saggista

Tra i massimi esperti di microstoria, aveva 87 anni. Docente di alcuni dei più prestigiosi atenei del mondo, ha insegnato anche alla Scuola Normale

Carlo Ginzburg

Lutto per la scomparsa di Carlo Ginzburg, storico e saggista italiano. Aveva 87 anni. Originario di Torino, studiò all'università di Pisa e alla Scuola normale superiore, dove tornò in qualità di docente di Storia delle culture europee, prima come professore ordinario e poi emerito.

Considerato tra i massimi esperti di microstoria, ha insegnato in alcuni dei più prestigiosi atenei del mondo compresi quelli statunitensi di Harvard, Yale e Princeton.

Proprio nell'ambito della microstoria si inseriscono numerosi dei suoi studi e pubblicazioni, inserite anche in una collana per la casa editrice Einaudi che ha preso il via nel 1981 con "Indagini su Piero. Il battesimo, il ciclo di Arezzo, la flagellazione di Urbino". Tra le sue opere più celebri "Il formaggio e i vermi: il cosmo di un mugnaio del '500", pubblicato nel 1976.

Figlio di Leone Ginzburg, antifascista martire della Resistenza, ucciso a Regina Coeli nel 1944, e della scrittrice Natalia Levi, nacque a Torino il 15 Aprile 1939. Poi i suoi studi lo portarono alla brillante carriera accademica. Da tempo viveva a Bologna.

“La Scuola Normale Superiore - si legge in una nota dell'ateneo- perde uno dei suoi figli e dei suoi maestri più grandi. Con Carlo Ginzburg scompare uno studioso che cambia il modo di praticare il mestiere di storico: restituisce voce a chi ne è privo, mostra che il rigore della prova è una forma di giustizia, tiene fede a un'idea esigente di verità in tempi che spesso la irridono. La Normale, dove appunto è stato allievo, perfezionando e poi maestro, lo ricorda con gratitudine e affetto, e si stringe attorno alla sua famiglia e all'ampia comunità di studiosi, lettori e amici che la sua opera ha generato in mezzo secolo di lavoro.”

Parole di cordoglio sono state espresse anche dall'Istituto Storico Italiano per il Medioevo, che lo ricorda come "Una delle voci che più hanno inciso sul modo di concepire il mestiere di storico nel nostro tempo".

"Da I benandanti a Il formaggio e i vermi, fino a Storia notturna - si legge in un post pubblicato sui social dall'Istituto- egli ha mostrato come dall'analisi ravvicinata di un singolo caso potesse aprirsi una via di accesso a interi universi mentali altrimenti silenti. La sua riflessione sul paradigma indiziario, sul rapporto fra prova e verità, sulla distanza fra lo storico e il suo oggetto, ha lasciato un'eredità metodologica che eccede i confini dell'età moderna e con la quale la medievistica resta in dialogo costante. Lo scorso maggio aveva preso parte, con un intervento e con il suo sostegno fondamentale, al convegno Marc Bloch (1886-1944). Letture dall'Italia, promosso dall'Istituto con l'Accademia Nazionale dei Lincei, l'École française de Rome e la Sapienza: tra gli ultimi segni della sua fedeltà alla ricerca storica come impresa comune. L'Istituto si stringe ai familiari e alla comunità degli studiosi".