Cronaca

Tartaruga ferita impigliata negli attrezzi da pesca

L'esemplare di caretta caretta è stato soccorso al largo della costa da tre pescatori sportivi subacquei e poi consegnato a TartAmare per le cure

Un tartaruga Caretta caretta è stata trovata ferita e impigliata in attrezzi da pesca al largo della costa tra Seccheto e Cavoli, nel Comune di Campo nell’Elba. A renderlo noto è Legambiente Arcipelago Toscano.

"La tartaruga marina era impigliata in attrezzi da pesca e cime e aveva probabilmente ingoiato un amo, inoltre aveva una pinna ferita in maniera grave. - spiega Legambiente in una nota - E’ stata soccorsa da tre pescatori sportivi subacquei, Roberto Poggioli, Daniele Bacciottini, Lorenzo Moroni (autori delle foto) che erano a bordo di un gommone, che hanno correttamente attivato la catena di segnalazione e soccorso con l’Arpat e la Capitaneria di porto e poi le tartawatcher di Legambiente Arcipelago Toscano hanno prelevato la tartaruga che è stata consegnata a TartAmare per le cure a Grosseto".

Isa Tonso, responsabile del progetto tartarughe di Legambiente e Parco Nazionale Arcipelago Toscano e referente per l’Elba del progetto internazionale Life TurtleNest, sottolinea che "C’è purtroppo una recrudescenza di tartarughe che restano impigliate negli attrezzi da pesca o che vengono ferite da eliche. Questo è dovuto anche a qualcosa di positivo, la crescita della popolazione di Caretta caretta grazie alle iniziative di tutela, ma è anche rivelatore di un problema: la difficile convivenza tra questi antichissimi animali e le attività antropiche".

"Che la situazione sia di assoluta emergenza - prosegue Legambiente- è confermato anche dai dati di Arpat: in questi primi mesi del 2026 sono già 17 le tartarughe marine ritrovate lungo le coste della Toscana. Le cause di morte sono riconducibili quasi sempre a fattori umani, in 6 casi a catture accidentali (bycath) della pesca, in altri (2 esemplari morti e 2 vivi ospedalizzati) a intrappolamento con oggetti di vario tipo alla deriva (reti, teli nylon, lenze, sacchi in plastica, ecc.) oppure a collisioni con imbarcazioni (almeno una). Per fortuna alcune sono state salvate ed attualmente sono in cura presso i centri di recupero autorizzati (3 all'acquario di Livorno oltre a quella da Tartamare)".

"Bisogna prima di tutto contrastare la pesca abusiva - conclude Isa Tonso- e dare, anche attraverso incentivi economici, ai pescatori onesti quegli strumenti che già esistono, come i dissuasori per tartarughe marine e cetacei, che potrebbero ridurre fortemente gli impigliamenti negli attrezzi da pesca. E’ urgente, soprattutto in un’area come la nostra che così darebbe un senso a un Santuario internazionale dei mammiferi e ad altre forme di protezione europee come quella per i tursiopi che troppo spesso sono solo un segno sulla carta".