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Canada-Usa, Takaichi e Russia

Sul Canada alcuni repubblicani vanno contro Donald Trump, la premier giapponese Takaichi stravince le elezioni e l'avvelenamento di Navalny

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Il Canada fa litigare gli Stati Uniti

Ci risiamo: il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, dopo le sparate di inizio mandato sul Canada - tra dicembre 2024 e gennaio 2025, tra X e Truth, sul futuro del Paese come prossimo cinquantunesimo Stato - pare stia provando nuovamente a indebolire il vicino settentrionale. Nei giorni scorsi, infatti, è stato reso noto come alcuni esponenti del movimento separatista dell’Alberta - una delle province canadesi, che confina con il Montana - abbiano incontrato dei rappresentanti dell’amministrazione statunitense. L’obiettivo, pare, sarebbe quello di lasciare il Canada, adottare il dollaro come valuta e stringere un accordo con Washington per il controllo dei confini. Il movimento - che si chiama Alberta Prosperity Project - ha annunciato che ci sarà anche un ulteriore incontro e che, prima di maggio, ha intenzione di raccogliere le firme necessarie per indire un referendum sulla secessione.

Tutto ciò al termine di una settimana durante la quale Trump ha ripetutamente attaccato il Canada. A far infuriare il presidente statunitense è l’accordo stretto dal governo di Mark Carney con la Cina per abbassare le tariffe nei confronti di Pechino sulla mobilità elettrica. Per Ottawa, l’intesa serve a dar vita a joint venture con la Cina (e la Corea del sud) per ridare fiato alla propria manifattura. Ma è evidente come consegnare a Pechino un vantaggio di questo tipo possa far imbufalire Washington. Tanto che lo stesso Carney ha escluso la possibilità di siglare un accordo di libero scambio con la Cina. Ciononostante, Trump ha minacciato di adottare dazi fino al 100% come atto di rappresaglia.

Uno dei post di Trump sul Canada [X Account]

Il Congresso degli Stati Uniti, però, non ha dato retta al newyorchese. Tant’è che alla Camera la risoluzione presentata dal Partito Democratico per respingere l’innalzamento dei dazi contro il Canada è stata approvata con 219 favorevoli e 211 contrari. Non ci sarebbe nulla di strano, se non che sei deputati repubblicani hanno scelto di schierarsi con gli avversari. Trump, prima del voto, non aveva usato giri di parole: “qualsiasi repubblicano, alla Camera o al Senato, che voterà contro i dazi subirà delle serie conseguenze quando arriveranno le elezioni”, ha scritto su Truth. E visto che a novembre sarà rinnovata l’intera composizione della Camera, c’è da star certi che quei sei difficilmente avranno il proprio nome sulla scheda.

Takaichi ha vinto la sua scommessa

La premier giapponese Sanae Takaichi, che era stata nominata a ottobre scorso, ha vinto le elezioni dopo aver sciolto la Camera dei rappresentanti a gennaio, con l’obiettivo dichiarato di allargare la propria maggioranza. E ci è riuscita: il partito di cui è leader, ovvero il Partito Liberaldemocratico, che governa ininterrottamente dal 1955, ha ottenuto i due terzi dei seggi - ovvero, 316 su 465 - per la prima volta dal secondo dopoguerra. Un mandato politico con un sostegno senza precedenti, dunque, per Takaichi, tanto che anche in Giappone si chiedono se la premier sia all’inizio di una lunga carriera da prima ministra, sulla scorta della ex cancelliera Angela Merkel oppure di una dei miti della stessa Takaichi, ovvero Margaret Thatcher.

Com’è arrivato questo grande risultato per la premier? Nei quattro mesi in carica, Takaichi è stata in grado di aumentare a dismisura la propria popolarità - alimentata anche dalla capacità di manipolare la vastissima cultura manga giapponese, anche in occasione della visita della presidente del Consiglio Giorgia Meloni - soprattutto tra i giovani giapponesi, che come in Italia sono tra le fasce meno propense al voto negli ultimi anni. E il tutto senza scostarsi dalle sue convinzioni, anzi: ha più volte affermato la necessità per il Giappone di cambiare la propria costituzione pacifista e non ha esitato a schierarsi al fianco di Taiwan nei confronti della Cina. Di fatto, rompendo l’ambiguità che Tokyo ha spesso mantenuto sulla questione del Mar Cinese Meridionale.

La premier giapponese Takaichi [X Account]

Fatto, quest’ultimo, che non può che far piacere a Trump, il quale ha convintamente sostenuto Takaichi sin dal suo insediamento come premier. Se non che, nelle ultime settimane, è stato l’atteggiamento del presidente statunitense a cambiare, più propenso - come dimostrato in altre occasioni - a ricercare un’intesa con il suo omonimo Xi Jiping. Per questo, sin dallo scorso anno, Takaichi non ha esitato a esporsi sui cosiddetti “tre principi non-nucleari” del Giappone - ovvero: non possedere, non produrre e non far entrare sul territorio nazionale armi nucleari - chiedendone una revisione. Un modo per garantire sicurezza al proprio Paese di fronte all’eventuale assalto cinese contro Taiwan.

Il veleno di una rana per uccidere Navalny

A margine della Conferenza sulla sicurezza di Monaco, che si concluderà oggi, cinque Stati europei - Regno Unito, Francia, Germania, Svezia e Paesi Bassi - hanno pubblicato una nota congiunta, firmata dai rispettivi ministri degli Esteri, in cui si afferma che i test condotti sulla morte del blogger e attivista russo Aleksej Navalny hanno dimostrato la presenza di epibatidina. Si tratta di una sostanza che viene estratta dalla pelle di una rana dell’Ecuador. “La Russia dichiara che Navalny sia morto per cause naturali - si legge nella nota - ma data la tossicità dell’epibatidina e i sintomi riportati, la causa più probabile della sua morte è stato l’avvelenamento”.

Navalny, com’è noto, è stato uno dei principali oppositori del presidente russo Vladimir Putin. Già nel 2020 si era salvato da un tentato avvelenamento tramite il gas nervino Novichok, come confermato dal governo tedesco di allora, guidato da Angela Merkel. Quindi, poco dopo l’invasione dell’Ucraina, Navalny è stato condannato a nove anni di galera con le accuse di truffa e oltraggio alla corte. Infine, il 16 febbraio di due anni fa, il blogger è morto nella sua cella: come riportato dalla Fondazione anticorruzione avviata proprio da Navalny, alla madre e all’avvocato dell’uomo le autorità russe avrebbero detto che all’origine del decesso ci sarebbe stata una “sindrome da morte improvvisa”.

Aleksej Navalny [X Account]

Alle accuse mosse dai cinque Paesi che hanno firmato la nota, il Cremlino ha risposto rigettandole: la portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, ha affermato che si tratta di “insinuazioni” avanzate per “distogliere l’attenzione dai veri problemi dell’Occidente”. Dal canto loro, invece, Regno Unito, Francia, Germania, Svezia e Paesi Bassi hanno ribadito come la Russia debba essere ritenuta responsabile di violazioni delle convenzioni sull’uso delle armi chimiche, biologiche e tossiche. Il ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot, su X ha rincarato la dose affermando che Putin sia disposto a “utilizzare armi biologiche contro il suo popolo per rimanere al potere”.

Il pezzo della settimana

Come la vedono da Taiwan la rivalità, nuovamente accesa, tra Cina e Giappone? La rielezione di Takaichi schiera nettamente Tokyo dalla parte della Repubblica di Cina, per lo scorno della Repubblica popolare. Un’analisi la offrono sul The Diplomat, partendo da una foto del presidente taiwanese Lai mentre mangia pesce giapponese. Si legge qui.

La canzone della settimana

La zuffa tutta statunitense sul Canada, negli anni Settanta, non riguardava dazi e tariffe, ma accordi e riff. Da una parte, Neil Young; dall’altra, i Lynyrd Skynyrd.