Come viene percepita la presenza posidonia oceanica lungo le coste italiane e francesi dai frequentatori delle spiagge? E' la domanda alla quale risponde uno studio condotto dalla Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, i cui risultati saranno presentati in occasione dell'evento "Custodi della spiaggia: ecosistema da conoscere, condividere e difendere" in programma dal 25 al 27 marzo a Cecina nell'ambito del progetto Ammirare (Azioni e Metodologie per il Miglioramento della Resilienza degli Arenili). In programma tre giorni di incontri, confronto scientifico e divulgazione con ricercatori, amministratori, tecnici e stakeholder che si confronteranno sulle strategie per rafforzare la resilienza delle coste mediterranee di fronte ai cambiamenti climatici.
Proprio la posidonia oceanica, pianta marina fondamentale per la salute del Mediterraneo e per la difesa naturale delle coste, è al centro delle ricerche condotte nell'ambito del progetto europeo finanziato dal programma di cooperazione transfrontaliera Interreg Marittimo Italia-Francia e che coinvolge 15 partner italiani e francesi tra cui Regione Toscana, Liguria, Sardegna, Corsica e Paca, il Parco nazionale di Port-Cros e il Parco nazionale di Capicorsu e di l'Agriate e numerose Università e Centri di ricerca come Università di Firenze, Università di Pisa, Ispra, Cnr, Lamma e Szn e Gis Posidonie.
Lo studio condotto dalla Scuola Superiore Sant'Anna ha coinvolto cittadini e turisti fruitori delle spiagge di Toscana, Liguria, Corsica e Provenza-Alpi-Costa Azzurra, con l’obiettivo di comprendere la loro percezione della presenza di Posidonia sugli arenili: 1100 persone sono state intervistate mostrando immagini della posidonia in sei diversi scenari con spiagge differenti in termini di naturalità, urbanizzazione e presenza di servizi.
Secondo quanto emerso dallo studio, la percezione nei confronti di questa pianta marina cambierebbe a seconda del contesto ambientale. Acque cristalline e spiagge pulite renderebbero la sua presenza più tollerata. Al contrario, quando la Posidonia è associata ad elementi di degrado come rifiuti oppure eccessiva urbanizzazione, la percezione cambia radicalmente e prevalgono emozioni di rifiuto o disgusto.
Le fasce di età tra i 18-34 si sarebbero dimostrate quelle più tolleranti rispetto alla presenza di accumuli di Posidonia mentre nelle fasce più mature crescerebbe la quota di risposte neutrali e qualche valutazione più critica.
La ricerca ha indagato anche la disponibilità concreta ad adattare i comportamenti alla presenza della Posidonia. In questo caso emerge una maggiore accettazione della sua presenza sulla spiaggia rispetto al contatto diretto. In particolare, la presenza in mare viene spesso interpretata come un ostacolo, mentre la semplice permanenza sulla spiaggia appare più tollerata.
Secondo quanto emerso dallo studio, il 75% degli intervistati si è dimostrato consapevole della sua funzione protettiva della costa.
"Comprendere queste dinamiche - spiega una nota- è particolarmente importante perché la Posidonia svolge un ruolo fondamentale nella protezione degli ecosistemi costieri: la praterie di Posidonia forniscono infatti rifugio e nutrimento per le numerose specie marine e contribuiscono a stabilizzare i fondali, attenuare l’energia delle onde e ridurre l’erosione costiera, mentre gli accumuli lungo la spiaggia – spesso percepiti come un limite alla fruizione– rappresentano una barriera naturale che protegge gli arenili dai diversi impatti ambientali e climatici".