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Costa toscana fra le più colpite dal meteo estremo

Gli eventi di particolare intensità legati ai mutamenti climatici sono aumentati del 50 per cento in tre anni. I dati nel rapporto di Legambiente

Foto di repertorio

Le coste della Toscana sono fra le più colpite in Italia dagli eventi meteo estremi, con un incremento di episodi del +50% solo negli ultimi tre anni e un totale di 88 episodi rilevati dal 2010 al Giugno 2026. 

Il dato è firmato Legambiente, cristallizzato nell'ultimo rapporto “Spiagge. Gli impatti degli eventi meteo estremi e la gestione delle aree costiere italiane” realizzato insieme all’Osservatorio Città Clima. 

La riviera toscana è ai primi posti nella classifica dei territori costieri flagellati dai mutamenti climatici: al primo posto c'è infatti la Sicilia (232 eventi), seguita da Puglia (136), Calabria (104), Liguria (99) ed ecco dunque Toscana e Campania (88).

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Tra le altre tematiche al centro del Report Spiagge 2026 c’è anche l’aggravamento dell’erosione costiera. Secondo dati raccolti tra il 2006 e il 2020 da Ispra, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, in Toscana il 13,8% (40 chilometri) dei 289 chilometri di costa continentale è in erosione.

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"Tra le applicazioni più consolidate - spiega Legambiente - rientrano gli interventi di ricostruzione e riqualificazione dunale, avviati nell’ambito di Progetti Europei in Lazio e Toscana e poi rapidamente replicati in Puglia, Sardegna, Sicilia e, al momento, in Calabria (presso l’area SIC delle Dune di Sovereto). Le biomasse vengono impiegate in opere di ingegneria naturalistica per ricostruire il nucleo della duna stessa, stabilizzare i sedimenti, favorire la colonizzazione vegetale e migliorare l’accessibilità sostenibile alle spiagge mediante percorsi e camminamenti a basso impatto". 

Altro tema monitorato all’interno del Report Spiagge 2026 sono le acque interdette alla balneazione per inquinamento e quelle non monitorate (2025), che in Toscana permangono 8,6 chilometri di tratti di costa bassa abbandonata (corrispondenti ai tratti in cui ricadono le foci dei corsi d’acqua: fiumi, torrenti, fossi, etc.): "Non è un problema solo di numeri - sottolinea Legambiente - ma molto spesso anche di qualità delle spiagge. In molti Comuni le uniche aree non in concessione sono quelle vicino allo scarico di fiumi, fossi o fognature e quindi dove ci si può sdraiare a prendere il sole ma la balneazione è vietata perché il mare è inquinato. Ma anche qui nessuno controlla che le spiagge libere non siano relegate in porzioni di costa di Serie B, mentre coloro che vogliono fruirne meriterebbero di trovarle almeno in luoghi monitorati e balneabili, come succede ad esempio anche in Toscana a Lido di Camaiore".

Le proposte

Sulla scorta dei dati rilevati, Legambiente ha lanciato al governo 7 proposte per il futuro delle coste italiane che vanno dall'attuazione del Piano nazionale di Adattamento ai cambiamenti climatici con superamento della logica dell’emergenza, agli interventi di rinaturalizzazione delle coste fino al varo di normative ad hoc specie sul consumo di suolo e al ripristino dei sottoservizi in particolare per quanto riguarda il sistema fognario.

E poi: "Si deve garantire il diritto alla libera e gratuita fruizione delle spiagge, definendo un quadro chiaro di obiettivi da rispettare, valido in tutta Italia, che metta al centro della questione un equilibrio tra parti in concessione e quelle libere, con un minimo di almeno il 50% delle spiagge in ogni Comune lasciato alla libera e gratuita fruizione".