Uno studio italiano che coinvolge Cnr e Università di Firenze apre nuove prospettive di cura sull'Alzheimer. I ricercatori toscani hanno infatti dimostrato come alla base della neurodegenazione portata da questa patologia ci sia l'invecchiamento del Dna, e in particolare i danni dei telometri.
Questo danneggiamento delle regioni terminali dei cromosomi che si deteriorano con l'invecchiamento non sarebbe un sintomo dell'età che avanza, ma proprio una causa della malattia.
Questo apre la via a nuove frontiere terapeutiche individuando un nuovo bersaglio per quella che resta la forma di demenza più diffusa, con oltre 55 milioni di persone colpite nel mondo.
La ricerca è stata pubblicata sulla rivista The Embo Journal. Si inserisce nel programma Age-It - Ageing Well in an Ageing Society, il grande partenariato di ricerca finanziato dal Pnrr che affronta l'invecchiamento della popolazione attraverso un approccio interdisciplinare.
Gli scienziati hanno scoperto che il cervello dei modelli murini (topi) di Alzheimer accumula danno ai telomeri che attivano una risposta di allarme cellulare. Questa risposta, che normalmente è temporanea e favorisce la riparazione, ai telomeri nei neuroni diventa persistente e dannosa. E' questo che diviene un meccanismo che accelera la degenerazione neuronale.
Secondo i ricercatori, intervenendo su questo meccanismo si riduce la risposta cellulare al danno, migliorando la sopravvivenza dei neuroni e attenuando alterazioni molecolari tipiche dell'Alzheimer.