L’INTERVISTA DELLA DOMENICA

Bettini di Anpas, "Il volontariato non può fermarsi"

Tra luci e ombre, il punto del presidente toscano delle Pubbliche Assistenze: "Sono una fucina per i giovani, non lasciamole inaridire"

Il presidente di Anpas Toscana, Dimitri Bettini

Se il caro carburante lascia a secco e svuota i portafogli delle famiglie e i supermercati perché gli autotrasportatori non ce la fanno più, figuriamoci che effetti può avere sugli enti del Terzo settore, cooperative e associazioni di volontariato che quotidianamente e più volte al giorno trasportano anziani, disabili e altre persone fragili offrendo servizi essenziali e necessari.

Lo sa bene Dimitri Bettini, presidente regionale Anpas Pubblica Assistenza Toscana dal 2018 che rappresenta 160 associazioni e che, da mesi, sta combattendo una battaglia etica di sensibilizzazione chiedendo “una regia governativa per una risposta articolata che affianchi alle misure per alleggerire il peso del caro carburante sulle famiglie interventi specifici per sostenere gli enti del Terzo settore e garantire la continuità dei servizi”.

Presidente, qualche settimana fa, con i vostri mezzi, siete scesi in piazza...

Abbiamo voluto far sentire la nostra voce ma in maniera soft. Nessuno pretende di essere considerati un soggetto più meritevole di altri però se non aiutiamo il terzo settore le famiglie saranno colpite due volte.

Dalle ambulanze e dal trasporto disabili all'accompagnamento anziani, fino alla distribuzione di aiuti e interventi di prossimità: sono questi i servizi che secondo le stime rischieranno di ridursi se non si interverrà sulla morsa dei rincari?

Il punto è che non partiamo da una situazione normale. Il carburante era già aumentato, i bilanci delle associazioni erano già sotto pressione e il sacrificio quotidiano delle nostre associazioni, con ulteriori rincari sul gasolio diventa ancora più pesante. Le ambulanze pagano le stesse tariffe delle vetture private e gli sconti a tempo non aiutano le associazioni che sono già soggette al rimborso di parte delle accise.

Su 10 milioni e mezzo di chilometri macinati in un anno la nostra spesa annua è aumentata di quasi un milione di euro. Quei soldi dobbiamo trovarli da qualche parte. E quando una Pubblica Assistenza spende di più per il carburante, inevitabilmente ha meno risorse per tutto il resto: i mezzi, la manutenzione, la formazione, l’organizzazione dei servizi.

Di che cosa c’è bisogno per uscire da questa situazione che mette sotto pressione il sistema e potrebbe comprometterne la capacità di intervento?

I servizi di emergenza non si possono fermare e le Pubbliche Assistenze non hanno mai rinunciato a niente. I nostri margini sono sempre stati reinvestiti nei centri d’ascolto, nelle case rifugio, nel sociale ma non è pensabile continuare a non intervenire con lo spettro di dover ridurre le opportunità di assistenza e di sostegno proprio per chi ne ha più bisogno. Questa insistenza nel non farlo, soprattutto senza mettere sul volontariato un'accisa mobile più sostanziosa rispetto a quella che abbiamo da 30 anni, finisce per drenare risorse ai cittadini.

C'è bisogno che il Governo batta un colpo perché si spende per tutto e il volontariato si dà sempre per scontato mentre tutti beneficiano della Pubblica Assistenza in Toscana da 170 anni. Per questo stiamo lavorando con i parlamentari toscani per chiedere al Governo una riduzione o la sterilizzazione delle accise sui carburanti e provvedimenti seri, non solo parole.

Le Pubbliche Assistenze sono una macchina di volontariato diffusa, lo dicono i numeri e i fatti...

Ci sono 27mila volontari in Toscana e continueranno a fare quello che hanno sempre fatto. A salire sulle ambulanze, di notte, per Natale, durante le feste e a partire quando qualcuno chiama. Ma credo sia giusto che si sappia quanto costa, oggi, tenere in movimento questa grande rete di solidarietà. Non chiediamo privilegi. Vogliamo solo raccontare le nostre storie, quelle che ispirano la vita. Le nostre associazioni sono una scuola di disponibilità e collaborazione, una fucina anche per i giovani, per le professioni sanitarie, che qui capiscono se il medico o l’infermiere potrebbe essere il lavoro adatto. Il problema è se questa fucina si esaurisce.

Ma il sistema è molto cambiato in questi ultimi anni?

Il caro carburante è una criticità seria che dobbiamo superare ma la complessità della gestione associativa, in generale, è sempre più grande. Non è vero, tanto per fare un esempio della molteplicità dei meccanismi che sono alla base delle difficoltà, che il volontariato patisce il ricambio generazionale. Semmai ci sono meno volontari in campo perché i bacini da cui attingere sono più ristretti. Si va in pensione sempre più tardi e l’inverno demografico racconta un numero inferiore di giovani. Ma quelli che ci sono non si tirano indietro, varcano le porte delle Pubbliche Assistenze e sono a disposizione. 

Paola Silvi
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