È tra i volti nuovi del Consiglio regionale, quello che si è insediato ormai da qualche mese. Da poco 46enne, per nove anni è stato sindaco della sua città, Sesto Fiorentino, prima di candidarsi con Alleanza Verdi e Sinistra per la Regione, venendo ricoperto di preferenze. Si tratta di Lorenzo Falchi, consigliere regionale che, soltanto qualche giorno fa, ha festeggiato l'esito delle elezioni amministrative nel suo (ex) Comune.
Consigliere, innanzitutto un commento sulla vittoria di Damiano Sforzi, suo ex assessore e, adesso, eletto sindaco di Sesto Fiorentino senza passare dal ballottaggio.
Il risultato straordinario di Sesto Fiorentino mi riempie di orgoglio e di profonda felicità, non solo a livello politico ma anche personale. Conosco le capacità, il rigore e la passione di Damiano Sforzi; abbiamo condiviso un cammino amministrativo intenso e so che sarà un sindaco eccellente, attento, empatico e straordinariamente preparato. Esattamente dieci anni fa muovevamo i primi passi di un progetto di rottura e di alternativa che sembrava una scommessa e che oggi è diventato un modello di governo consolidato, solido e credibile. Il voto dei cittadini ha confermato che quando una comunità pensa al proprio futuro, se ha davanti una proposta trasparente e coraggiosa, sa perfettamente da quale parte guardare.
Al fianco di Damiano, Alleanza Verdi e Sinistra raggiunge un ottimo risultato che le consegna il compito di rimanere il motore politico e programmatico a sinistra per i prossimi cinque anni. Il prezioso lavoro di tessitura e presenza sul territorio svolto da tutta la lista e dai candidati dimostra che la radicalità delle scelte paga. In un panorama nazionale e internazionale in cui troppo spesso la politica arretra o si omologa, Sesto Fiorentino lancia un messaggio controtendenza: non bisogna avere paura di essere radicali quando si governa. Questa vittoria ci impone, da subito, di lavorare pancia a terra per restituire la fiducia che ci è stata accordata, continuando a dimostrare che amministrare con visione di sinistra non è un'utopia, ma una realtà efficiente e vincente.
Da sindaco lei ha guidato battaglie politiche contro l'inceneritore e, soprattutto, si è opposto con fermezza alla nuova pista dell'aeroporto di Firenze. Oggi, dai banchi del Consiglio regionale, come pensa di trasferire questa visione a livello dell'intera Toscana?
L’esperienza sul territorio mi ha insegnato che a ogni livello istituzionale servono due ingredienti fondamentali: la radicalità nelle scelte e il coraggio politico. Non si può fare transizione ecologica a parole se poi, nei fatti, si avallano progetti obsoleti e impattanti. La nostra opposizione all'inceneritore e alla nuova pista dell'aeroporto di Firenze non è mai stata una protesta ideologica o un "no" corporativo, ma la proposta di un modello di sviluppo alternativo di pensare un territorio ben più vasto del solo comune di Sesto.
Come gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in Consiglio regionale lavoriamo per riuscire a portare questa identità anche nell’approccio alle questioni toscane. Lo sguardo della Regione deve unire strutturalmente la giustizia sociale alla giustizia ambientale, difendendo i territori dalle speculazioni infrastrutturali, tutelando la qualità della vita dei residenti e i diritti dei lavoratori. Trasferire questa visione significa concentrare le risorse pubbliche sulle necessità quotidiane delle persone: ambiente, casa, sicurezza, lavoro, mobilità. La Toscana con coraggio potrebbe essere un modello da sinistra.
Altro versante del suo impegno politico, anche come componente della terza commissione, è quello delle politiche sanitarie: ha più volte ribadito che la difesa della sanità pubblica è una priorità assoluta. Quali sono le prime azioni concrete che la Regione dovrebbe intraprendere per contrastare le liste d'attesa e il progressivo scivolamento verso il privato?
La difesa della sanità pubblica, universale e gratuita è forse "la" battaglia. Stiamo assistendo a un lento ma sistematico smantellamento del sistema sanitario nazionale a causa dei tagli lineari imposti dal Governo Meloni, che spingono i cittadini verso le strutture private o, peggio, verso la rinuncia alle cure. In Toscana dobbiamo invertire questa tendenza con azioni immediate ed energiche, partendo dall'abbattimento dei tempi d'attesa e alla tutela del personale sanitario. La salute non è una merce e il codice fiscale non può diventare lo strumento con cui si decide il diritto a curarsi. Su questo la Regione deve agire con fermezza istituzionale, opponendosi ai tagli centrali e ottimizzando ogni risorsa interna per rimettere al centro i bisogni dei pazienti e la dignità del lavoro sanitario.
Tra i temi cui si è interessato in Consiglio c'è anche quello del trasporto pubblico gratuito per gli under 26. È una misura sostenibile?
Non solo è una misura sostenibile, ma è una scelta di assoluta equità sociale e di lungimiranza ambientale. Garantire la gratuità a studenti e giovani lavoratori significa sostenere concretamente il diritto allo studio, favorire l'autonomia delle nuove generazioni e ridurre le disuguaglianze economiche che pesano drammaticamente sulle famiglie e sui bilanci giovanili. Certamente la misura richiede investimenti, ma la sostenibilità economica si costruisce scegliendo dove allocare le risorse pubbliche. Mentre il Governo Meloni continua a tagliare in modo irresponsabile il Fondo Nazionale dei Trasporti, la Toscana deve rivendicare una strada diversa.
Per Avs questo traguardo non è un punto di arrivo, ma l’inizio di un percorso più ambizioso: consideriamo la gratuità per gli under 26 come il primo passo verso la progressiva gratuità universale del trasporto pubblico per tutte e tutti. Ridurre l'uso dell'auto privata significa abbattere le emissioni inquinanti e decongestionare le nostre città. Per farlo, però, la gratuità deve andare di pari passo con un piano strutturale di investimenti: servono più corse, più treni per i pendolari, maggiore capillarità nelle aree interne e una qualità del servizio che convinca le persone a scegliere i mezzi pubblici per efficienza e non solo per convenienza.
Di recente ha presentato una mozione per un'iniziativa del tutto innovativa: gli istituti di credito che si relazionano con Comuni e Regione non devono finanziare le transazioni import/export di armamenti. Qual è l'obiettivo?
L’obiettivo è spezzare la complicità, spesso inconsapevole, tra la Pubblica Amministrazione e l’industria della guerra, portando la "finanza di pace" dentro le istituzioni toscane. Ogni anno centinaia di miliardi di euro di entrate degli enti locali transitano attraverso i servizi di tesoreria bancaria. Questi flussi finanziari generano profitti e liquidità che alcuni istituti di credito utilizzano per investire nella produzione e nel commercio di armamenti, spesso diretti verso paesi terzi in conflitto o che violano sistematicamente i diritti umani.
Con la mozione "Banche Disarmate", che ho presentato come primo firmatario, vogliamo introdurre criteri ed etici stringenti e clausole di premialità nei bandi per l’affidamento dei servizi bancari della Regione, escludendo o penalizzando chi specula sugli strumenti di morte. Come ha giustamente sottolineato il nostro segretario nazionale Nicola Fratoianni questa iniziativa vuole generare un effetto valanga a partire dai territori, proprio come facemmo a Sesto con il boicottaggio etico dei farmaci. In un momento storico drammatico, segnato da una folle corsa globale al riarmo sostenuta anche dalle modifiche peggiorative che il Governo vuole apportare alla legge 185/90 sulla trasparenza delle armi, la Toscana ha il dovere morale di dire no all'economia di guerra. Cgil Toscana e Fondazione Finanza Etica si sono schierate al nostro fianco in questa battaglia: i soldi dei cittadini non devono finanziare i conflitti, ma devono essere liberati per investimenti nella sanità, nella scuola e nel welfare. La finanza non è neutrale, ed è tempo che anche la Regione Toscana scelga da che parte stare.
Infine, alle elezioni regionali Avs ha ottenuto oltre il 7% delle preferenze, Avs a Sesto ha ottenuto quasi il 40% e lei più di 9mila preferenze. Che cosa ha decretato questo successo e, soprattutto, può essere un esempio per Avs a livello nazionale?
Questi risultati ci dimostrano in modo inequivocabile che esiste uno spazio enorme, nel Paese, per una sinistra radicale, coerente e pragmatica. Il segreto di questo successo risiede nella capacità di non separare mai la teoria dalla pratica amministrativa. A Sesto abbiamo governato per anni dimostrando che i principi di giustizia sociale e climatica possono tradursi in azioni concrete, parlando direttamente ai bisogni delle persone: dalla difesa del lavoro alla creazione di spazi pubblici, dalla tutela del territorio alla scuola pubblica. I cittadini hanno premiato la chiarezza di un progetto che non ha mai cercato l'ambiguità per guadagnare voti, ma ha costruito una coalizione solida intorno a un'idea precisa di futuro.
Questo modello può e deve essere un esempio per la sinistra a livello nazionale. Ci dice che non dobbiamo rincorrere il centro, né moderare il nostro linguaggio per apparire rassicurante alle élite economiche. Al contrario, vinciamo se sappiamo essere un'alternativa di sistema chiara, se uniamo l'attivismo ambientalista dei movimenti alla concretezza della buona amministrazione, e se rimette al centro la partecipazione popolare. Da parte mia sento tutta la responsabilità di questo consenso che voglio usare in Consiglio regionale con un mandato preciso: essere la voce di chi chiede una Toscana verde, giusta, delle persone.