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I tentacoli della mafia sulle aziende in crisi Covid

L'allarme arriva dal procuratore generale Beppe Creazzo: più facili le infiltrazioni mafiose nelle aziende con la crisi dopo il Covid

Le infiltrazioni criminali potrebbero approfittare anche in Toscana della breccia aperta dalla crisi di liquidità, della perdita di lavoro, innescate dalla pandemia e dall’emergenza sanitaria in corso. L’allarme è stato rilanciato anche stamani durante la presentazione del quarto rapporto annuale sui fenomeni di criminalità organizzata e corruzione che la Regione Toscana ha commissionato alla Scuola Normale di Pisa. L'allarme è stato lanciato dal procuratore generale Giuseppe Creazzo, alla guida della Procura di Firenze, la neo prefetta del capoluogo toscano Alessandra Guidi e dall’assessore alla legalità della Toscana, Stefano Ciuoffo.

Ma non solo le infiltrazioni mafiose nelle aziende con problemi dettati dalla crisi Covid, ma anche traffici di stupefacenti e riciclaggio. Sono queste le due voci principali della presenza della mafia in Toscana. In Toscana non sussiste un radicamento mafioso, solo la 'ndrangheta dimostra di poter avere mezzi e risorse per poterlo dispiegare. Fra i gruppi criminali stranieri, invece, la matrice mafiosa sembra emergere in alcune organizzazioni cinesi, mentre i traffici di droga nazionali e internazionali tra i gruppi criminali albanesi. 

Molto rilevante rimane, inoltre, il fenomeno della tratta e dello sfruttamento delle persone: la Toscana e' quinta in Italia, al pari della Campania, per numero di procedimenti giudiziari avviati per caporalato. Nel gioco d'azzardo, invece, preoccupa il caso della citta' di Prato: e' prima in Italia. 

“La criminalità organizzata, che dispone di liquidità immense, cercherà di approfittare di questo momento – avverte Creazzo.- Ci sono già parecchi segnali ed anche qualche indagine qualificata di una strategia di acquisizione di beni e imprese di pregio, a prezzi bassi, in atto. E questo rischio non va sottovalutato, perché l’insediamento economico, che espunge alla fine l’attività imprenditoriale lecita, è davvero l’infiltrazione più pericolosa: quella di un abbraccio che agli imprenditori in difficoltà può all’inizio risultare anche conveniente ma che poi diventa mortale”.

Secondo il prefetto di Firenze "Occorre essere vigili: le mafie inseguono il denaro. Da qui l’esigenza di mettere in atto strumenti di prevenzione adeguati: dalla promozione della cultura della legalità e la socializzazione della conoscenza del fenomeno all’attività di monitoraggio, fino alle interdittive antimafia".

“La Toscana - si sofferma l’assessore Ciuoffo - è tradizionalmente terra che attrae investimenti. Dobbiamo continuare a farlo, per far crescere il nostro sistema economico, ma dobbiamo anche vigilare affinché siano investimenti sani e dietro all’apparenza non si celino gruppi criminali”.

“Questi 'aiuti' economici possono esser visti come qualcosa che fa comodo – gli fa eco Francesco Nannucci della Direzione investigativa antimafia di Firenze – ma è un errore, perché l'impresa viene fagocitata all'interno dei gruppi criminali". Al momento, dice Nannucci, non sono emersi casi legati alla crisi Covid. Ma questo non deve portare ad abbassare la guardia.

“Ma la lotta alla mafia vuol dire anche creare lavoro – ricorda don Ciotti, fondatore di Libera -, vuol dire casa, scuola cultura, politiche sociali e servizi”. Il rischio della crisi post-Covid è quello di “un terreno di incontro tra una mafia imborghesita e una società avida di soldi e di potere”. “Serve una rigenerazione” conclude. “Peggio di questa crisi - si sofferma, citando Papa Francesco - c’è solo il dramma di sprecarla. Non possiamo tornare ad una normalità che era già malata prima”.