L’INTERVISTA DELLA DOMENICA

Marras, "Aumentare produttività e competitività della Toscana"

L'assessore riconfermato nella Giunta bis di Giani su turismo e Toscana diffusa: "Nessuna contrapposizione con le città d'arte, bensì integrazione"

L'assessore regionale Leonardo Marras

Economia, turismo, attività produttive, agricoltura. Sono alcune delle deleghe, pesanti, che l'assessore Leonardo Marras porta avanti dal Novembre dello scorso anno con l'ufficializzazione della Giunta bis di Eugenio Giani. Anche se, per la verità, Marras si occupa di buona parte di questi temi dal 2020. Quando, alle elezioni regionali, fu il più votato di tutta la Toscana con oltre 18mila preferenze. E oggi, a distanza di quasi sei anni, è ancora tra i volti più riconosciuti della squadra di governo toscana.

Assessore, siamo alla soglia dell'estate e della stagione turistica estiva: che cosa si aspetta dai prossimi mesi e quanto conta ancora il brand, fortissimo, della Toscana?

Le aspettative sono positive. I dati raccolti dal Centro Studi Turistici ci consegnano un quadro di fiducia e confermano che la Toscana continua a essere una delle destinazioni più attrattive d'Europa. Naturalmente, osserviamo con attenzione un contesto internazionale ancora incerto, ma gli indicatori ci dicono che la domanda resta forte e che la nostra regione mantiene una capacità di attrazione straordinaria.

Il brand Toscana continua a essere uno dei più forti al mondo. Evoca immediatamente cultura, paesaggio, qualità della vita, enogastronomia e autenticità. Ma oggi un marchio, per quanto prestigioso, non basta da solo. Dobbiamo continuare a investire sulla qualità dell'accoglienza, sulla sostenibilità e sulla capacità di offrire esperienze sempre più diversificate durante tutto l'anno. La sfida non è aumentare i numeri a ogni costo, ma fare in modo che il turismo generi valore diffuso, lavoro di qualità e opportunità per le comunità locali.

La Regione sta investendo molto sulla rigenerazione commerciale dei piccoli borghi e sulla valorizzazione della "Toscana diffusa". Come si trova il punto di equilibrio tra la necessità di alleggerire la pressione turistica sulle grandi città d'arte e il bisogno di dare respiro economico alle botteghe e alle micro-imprese delle aree interne?

Non vedo una contrapposizione tra le città d'arte e la Toscana diffusa. Al contrario, vedo una grande opportunità di integrazione. Firenze, Pisa, Lucca o Siena rappresentano straordinari attrattori internazionali, ma la vera forza della Toscana sta nella ricchezza e nella varietà del suo territorio.

Quando parliamo di Toscana diffusa parliamo di borghi, aree rurali, paesaggi, botteghe, produzioni tipiche e comunità che custodiscono identità uniche. Il nostro obiettivo è ampliare le opportunità di visita e di permanenza, distribuendo meglio i benefici economici del turismo e offrendo ai visitatori motivi per tornare e scoprire luoghi meno conosciuti. Per questo investiamo nella rigenerazione commerciale, nel sostegno ai Centri Commerciali Naturali, nella riqualificazione dei centri storici e nella valorizzazione delle economie di prossimità. Non è soltanto una politica turistica: è una politica di coesione territoriale e di contrasto allo spopolamento delle aree interne.

Il nuovo Testo unico del turismo, entrato in vigore a Gennaio 2025, è stato definito come una grande vittoria per la Toscana. In un mercato globale in continua evoluzione, quali strumenti concreti offre agli operatori questo impianto normativo?

Il Testo Unico del Turismo rappresenta una delle riforme più importanti realizzate dalla Toscana negli ultimi anni. Era necessario aggiornare un quadro normativo che non rispecchiava più i cambiamenti intervenuti nel mercato turistico e nelle nuove forme di ospitalità. Abbiamo costruito un impianto moderno fondato su cinque principi: qualità dell'offerta, patto per un lavoro meno povero e stabile con l’impresa,, sostenibilità, gestione dei dati e valorizzazione dei territori.

Le recenti modifiche approvate dal Consiglio regionale vanno esattamente nella direzione di rendere le regole ancora più chiare e applicabili. Per gli operatori significa maggiore certezza normativa, procedure più semplici, regole più trasparenti e una migliore qualificazione dell'offerta. Per le istituzioni significa poter governare meglio i fenomeni turistici e programmare lo sviluppo in modo più equilibrato. È uno strumento che tutela gli operatori e rafforza la competitività complessiva del sistema Toscana.

Dallo scorso Novembre ha anche la delega all'Agricoltura. Quali sono a suo avviso le principali sfide di questo settore in Toscana? Che cosa sta facendo la Regione?

L'agricoltura toscana sta affrontando una fase di trasformazione profonda. Le principali sfide riguardano i cambiamenti climatici e la disponibilità della risorsa idrica, la redditività delle imprese, il ricambio generazionale e la necessità di innovare mantenendo forte il legame con il territorio. La Toscana ha una struttura produttiva fatta prevalentemente di piccole e medie aziende che rappresentano una straordinaria ricchezza, ma che oggi devono confrontarsi con costi crescenti, mercati sempre più competitivi e una crescente pressione burocratica.

La Regione sta intervenendo su più fronti. Abbiamo già messo a bando circa l'80% delle risorse del Csr 2023-2027, investiamo sulle infrastrutture irrigue e sul recupero degli invasi, sosteniamo il ricambio generazionale con risorse importanti dedicate ai giovani agricoltori e accompagniamo le imprese verso l'innovazione e l'agricoltura di precisione. Accanto agli investimenti, stiamo lavorando anche sulla semplificazione amministrativa, perché chiedere a un agricoltore di fare impresa significa prima di tutto consentirgli di dedicare più tempo al proprio lavoro e meno alla burocrazia. L'obiettivo è rafforzare la competitività delle aziende e difendere quel presidio economico, sociale e ambientale che l'agricoltura rappresenta per tutta la Toscana.

In ultimo, di recente la Banca d'Italia ha pubblicato come al solito il report sulle economie delle varie regioni italiane, compresa la Toscana. Che cosa ha tratto dalle conclusioni del rapporto? Cosa si può migliorare?

Il rapporto della Banca d'Italia offre una fotografia lucida della situazione economica regionale. La Toscana mostra elementi di tenuta importanti, ma evidenzia anche alcune fragilità che non possiamo sottovalutare. Penso in particolare alle difficoltà attraversate dal comparto moda, che rappresenta uno dei settori strategici della nostra economia. Allo stesso tempo il rapporto indica con chiarezza la direzione da seguire: più innovazione, più investimenti tecnologici, maggiore capacità di crescita dimensionale delle imprese e un accesso al credito più efficace. Sono temi su cui la Regione è già impegnata attraverso le politiche industriali e l'utilizzo delle risorse europee.

Dobbiamo aumentare la produttività del nostro sistema economico senza perdere le caratteristiche che rendono la Toscana competitiva nel mondo: qualità, manifattura, turismo, agricoltura e capacità di coniugare innovazione e identità. Questa è la sfida dei prossimi anni e su questo dobbiamo concentrare gli sforzi pubblici e privati.