Attualità

Giornalismo in lutto per la scomparsa di Stefano Marcelli

Storico inviato e caporedattore per la Rai in Toscana, è morto a 71 anni. Gli inizi nella carta stampata, le grandi inchieste, il sequestro in Nigeria

Stefano Marcelli (Foto da Facebook)

Dalla P2 alla strage del Moby Prince, dalla guerra nella ex Jugoslavia all'inchiesta sul traffico di rifiuti tossici in Africa nel corso della quale venne sequestrato in Nigeria, e poi la caduta del Muro di Berlino e Al Qaeda: non sono che alcune delle grandi inchieste nella carriera del giornalista Stefano Marcelli, storico inviato e caporedattore della Rai Toscana morto oggi a 71 anni.

La notizia della sua scomparsa è stata data da Associazione stampa Toscana e Ordine dei giornalisti della Toscana con i presidenti Sandro Bennucci e Giampaolo Marchini, e da Maria Adele De Francisci attuale caporedattrice della Rai toscana.

"Stefano Marcelli è stato attivissimo - ricostruisce una nota - nella cronaca e nella politica fiorentina e toscana già dal maggio del 1975 quando, appena 20enne, varcò la soglia della redazione fiorentina di Paese Sera. Fondò e diresse anche la rivista di cultura Reeds, ossia il telegiornale di Teleregione".

"Importanti i suoi servizi e le inchieste sulla politica e l’amministrazione di Palazzo Vecchio al tempo di Elio Gabbuggiani sindaco. Approdò poi in Rai dove divenne caporedattore a Firenze e quindi inviato speciale. Si occupò di P2, mafia, terrorismo. Seguì la strage del Moby Prince, la guerra nell’ex Jugoslavia, la nascita dell’integralismo in Algeria, indagò sul traffico di rifiuti tossici in Africa, inchiesta nel corso della quale venne sequestrato in Nigeria. Documentò la caduta del Muro di Berlino, andò fra i naziskin tedeschi, gli ustasha croati e si mise perfino sulle tracce di Al Qaeda".

"Oltre al ricco curriculum professionale, Stefano Marcelli sarà ricordato dai colleghi per quel carattere franco e diretto che non era raro nelle redazioni degli anni ’80 e ’90. Assostampa Toscana, Ordine Toscano dei Giornalisti e Rai Toscana partecipano al dolore della famiglia e ricordano Stefano con quella parola che a lui piaceva tanto anche fuori dalla sfera strettamente professionale: solidarietà".