Sono scattati arresti e misure cautelari per undici persone nell'ambito di un'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Firenze, che avrebbe ricostruito uno schema di intimidazioni finalizzate a rinegoziare i costi dei lavori ottenuti da un'impresa edile per poi ottenere somme non dovute.
Nel dettaglio, secondo quanto spiegato dalla Procura, gli indagati sono tutti originari della Campania: sette sono stati accompagnati in carcere, mentre quattro sono finiti ai domiciliari. Tutti sono indiziati, a vario titolo, di estorsione e tentata estorsione aggravate dal metodo mafioso, ma anche di minaccia a pubblico ufficiale e tentata violenza privata.
L'inchiesta, avviata ad Aprile dello scorso anno dai Carabinieri di Siena con il nucleo Ispettorato del lavoro e la Guardia di Finanza, avrebbe portato a svelare un tentativo di "infiltrazione della criminalità organizzata" nel tessuto economico toscano. Alcuni indagati, infatti, sarebbero collegati a un clan camorristico.
Secondo gli inquirenti, l'impresa edile in questione, attiva in alcuni subappalti pubblici e privati nel centro Italia, sarebbe stata usata dagli indagati per rinegoziare i contratti anche con minacce e violenze. In questo modo, avrebbero poi potuto "gonfiare fittiziamente i costi registrando la presenza di un numero sproporzionato di operai od ore di lavoro mai effettuate". In caso di rifiuto a liquidare le somme non dovute, gli indagati avrebbero addirittura occupato i cantieri.