L’INTERVISTA DELLA DOMENICA

Zambaldi, "Teatro della Toscana grande polo di produzione culturale"

Il direttore generale a tutto campo sulla Fondazione e sui rapporti col Governo: "Si è aperta una fase nuova, pareggio di bilancio necessità assoluta"

Walter Zambaldi

Conti in regola con una programmazione studiata e ragionata, che permette di risparmiare per investire sulla qualità della proposta culturale. È questa la linea dettata da Walter Zambaldi, direttore generale della Fondazione Teatro della Toscana da Aprile scorso, ma nominato da Cda già a Dicembre dello scorso anno. I primi mesi all'avanscoperta e, da un paio, al timone dell'istituzione che tiene insieme il Teatro della Pergola e il Nuovo Rifredi Scena Aperta a Firenze e il Teatro Era a Pontedera. Tre palchi la cui prossima stagione è stata annunciata proprio di recente e che Zambaldi, nel futuro, vedere sempre più interconnessi.

Direttore, lei è ufficialmente in carica da Aprile nella Fondazione Teatro della Toscana. Quali sono le prime sensazioni che porta con sé e quali gli ostacoli che ha incontrato, se ce ne sono stati.

Le prime sensazioni sono di profondo orgoglio e grande responsabilità. La Fondazione Teatro della Toscana è un punto di riferimento per l'intero panorama culturale. Entrare in un contesto che custodisce la storia del Teatro della Pergola di Firenze e si estende a realtà vitali come il Nuovo Rifredi Scena Aperta e il Teatro Era di Pontedera dà immediatamente la misura della sfida.

Ho trovato una struttura ricca di professionalità, competenze e passione. La sensazione più forte è quella di una grande energia al servizio del progetto culturale di ampio respiro del direttore artistico Stefano Massini, capace di coniugare la tradizione con i linguaggi della contemporaneità. Per quanto riguarda gli ostacoli, preferisco vederli come "complessità fisiologiche" legate alla gestione di una macchina culturale molto articolata. La vera sfida iniziale risiede nella necessità di ottimizzare le risorse in un momento storico ed economico non semplice per lo spettacolo dal vivo. Mi interessa concentrarmi sul lavoro quotidiano e sulla visione a lungo termine per dare un'andatura fluida e sinergica a un'istituzione che deve restare unita, solida e costantemente aperta alle sue comunità, ai suoi territori e al panorama nazionale e internazionale.

Zambaldi e Stefano Massini

Gestire una Fondazione significa bilanciare costantemente l'eccellenza artistica con la sostenibilità finanziaria. Come si gestiscono i conti in queste realtà?

Questa è una delle sfide centrali per chi ricopre un ruolo di direzione. Gestire i conti di una realtà come la nostra non significa semplicemente far quadrare il bilancio, ma fare in modo che ogni risorsa economica si trasformi in valore culturale e sociale per i territori su cui operiamo. La sostenibilità finanziaria non è un freno all'eccellenza artistica, bensì la condizione necessaria affinché possa esistere, programmare a lungo termine e restare indipendente. Questo è sempre accaduto.

Ci si riesce attraverso un mix attento di programmazione strategica, diversificazione delle entrate e ottimizzazione dei costi. Da un lato, c'è il consolidamento e la valorizzazione dei rapporti con i soci fondatori e i partner istituzionali – Regione Toscana, Comune di Firenze, Comune di Pontedera, Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze e Ministero della Cultura – il cui sostegno è la spina dorsale delle nostre attività. Dall'altro, dobbiamo essere sempre più attrattivi verso le risorse private offrendo la possibilità di legarsi a un brand culturale di prestigio. Allo stesso tempo, la gestione virtuosa passa per l'efficientamento della macchina organizzativa: far dialogare le nostre sale creando sinergie produttive, ottimizzando i costi di allestimento e massimizzando i ricavi da biglietteria oltre a valorizzare al massimo la produzione e la distribuzione, vendita dei nostri spettacoli a livello nazionale. Ogni euro risparmiato grazie a una gestione efficiente è un euro investito sul palcoscenico, sui giovani attori e sulle nuove produzioni.

Anche di recente ha fatto riferimento al pareggio di bilancio come obiettivo prioritario. A che punto siamo su questo versante?

Siamo a un punto di svolta fondamentale, raggiunto grazie a una totale condivisione di intenti con la presidente Sara Funaro e con tutti i soci. Recentemente il Consiglio di amministrazione ha approvato all'unanimità il bilancio consuntivo del 2025 e, contestualmente, il preventivo per il 2026 e le proiezioni per il 2027. I dati dicono che siamo sulla strada tracciata. Abbiamo affrontato il disavanzo del 2025 – circa 900mila euro, risentendo anche del complesso passaggio legato alla ridefinizione ministeriale dei contributi – coprendolo interamente con riserve proprie della Fondazione. Siamo riusciti a chiudere l'anno senza richiedere alcun contributo straordinario ai soci fondatori.

Per il 2026 l'obiettivo del pareggio è una necessità assoluta e concreta. Il bilancio preventivo è improntato a un sano realismo: stimiamo circa 11,4 milioni di euro di ricavi a fronte di altrettante uscite. Abbiamo scelto una linea cautelativa, non aumentando il costo dei biglietti per non gravare sul pubblico, anzi trovando formule nuove e convenienti per gli spettatori. Per esempio, i ragazzi fino a 25 anni potranno venire a teatro abbonandosi al prezzo di 10 euro a spettacolo. Il piano di risanamento e riallineamento triennale si basa su oggettività dei dati e trasparenza assoluta. Conti in ordine e condivisi sono la nostra garanzia di futuro.

Zambaldi con Massini e il sindaco di Pontedera Matteo Franconi

La Fondazione unisce realtà diverse, da Firenze a Pontedera. Come si costruisce un'identità teatrale "toscana" che non sia solo la somma di diversi palcoscenici, ma un progetto culturale unitario?

Costruire un'identità unitaria significa capire che la diversità dei nostri spazi è la nostra più grande ricchezza. Il progetto culturale poggia su tre direttrici principali: la produzione, la formazione e la capillarità sul territorio.

In primo luogo, l'identità si costruisce attraverso le produzioni della Fondazione. Un esempio è Lo Zar dello stesso Massini: anteprima nazionale a Pontedera, al Teatro Era – uno spazio straordinario, storicamente votato alla ricerca e alla residenza artistica – e poi l’approdo alla Pergola di Firenze, prima di una tournée in tutta Italia. I diversi palcoscenici diventano tappe di un unico viaggio creativo. In secondo luogo, c'è la formazione, vero collante con le nuove generazioni e i mestieri del teatro. Penso alla Nuova Bottega Teatrale di Firenze di Vittorio Gassman, alla Nuova Scuola Teatrale Eduardo De Filippo, al Centro di Avviamento all’Espressione con il Corso per Attori "Orazio Costa" e all’Atelier Internazionale del Costume. I giovani che si formano con noi si muovono tra i diversi spazi portando linfa vitale ovunque vadano. Infine, l'identità si cementa nella capacità di rispondere alle specificità dei territori e dei loro pubblici. Non vogliamo uniformare l'offerta, ma creare un fil rouge di qualità, impegno civile e curiosità intellettuale che renda riconoscibile il nome Teatro della Toscana ovunque si alzi il sipario. Siamo una sola grande istituzione e questa pluralità di voci ci rende unici.

Come vede il futuro prossimo della Fondazione, al di là della stagione appena annunciata? E in riferimento ai "nuovi" rapporti con il Governo?

Il futuro prossimo si muove lungo una linea di consolidamento ambizioso. Se con la nuova stagione "In Alt(r)o Mare" abbiamo gettato le basi programmatiche, a medio termine puntiamo a consolidarci come grande polo di produzione culturale, con un motore occupazionale ed educativo che sia di riferimento per tutti. Le 465 alzate di sipario e le 28mila giornate lavorative retribuite previste per il 2026 dimostrano tangibilmente l'impatto della nostra missione.

Per quanto riguarda i rapporti con il Governo si è aperta una fase nuova, estremamente positiva e costruttiva come sottolineato da Massini, basata su un dialogo costante e trasparente. L'interlocuzione con il Governo è fluida perché poggia sui fatti, sulla concretezza dei bilanci in ordine e sul valore dei nostri progetti. E se mi chiede dello status formale della Fondazione, rispondo che l'obiettivo primario di questa governance è l'eccellenza, che non ha bisogno di definizioni a priori.