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Robotica, geriatra toscano finalista al SilverEco

Onda Robotics vola a Cannes. Il progetto del medico Alessandro Brunini, dedicato alla cura delle persone anziane, tra quelli selezionati per la finale

Alessandro Brunini

Con il suo progetto dedicato allo sviluppo di robotica assistiva e sistemi di intelligenza artificiale per la cura delle persone anziane, il geriatra toscano Alessandro Brunini si è aggiudicato un posto tra i finalisti del SilverEco & Ageing Well International Festival, uno dei principali appuntamenti internazionali dedicati alla Silver Economy e all’innovazione per l’invecchiamento. La finale è in programma il 14 Settembre a Cannes, nella categoria SilverTech & Innovation Produit.

Il progetto, denominato Onda Robotics, nasce dall’esperienza professionale maturata da Brunini in Toscana e, in particolare, in provincia di Grosseto, dove si è occupato dell’erogazione e dell’organizzazione dei servizi rivolti agli anziani non autosufficienti, lavorando all’interno dei percorsi territoriali di presa in carico della fragilità e della perdita dell’autonomia previsti dal sistema regionale toscano.

Ha successivamente svolto attività come medico geriatra nelle Rsa e nella geriatria ambulatoriale, seguendo direttamente persone anziane fragili, pazienti con multimorbilità e situazioni caratterizzate da elevata complessità clinica e assistenziale. Dopo l’esperienza maturata in Italia, Brunini ha proseguito la propria attività professionale anche in Francia, sempre nell’ambito della geriatria e della Long-Term Care.

Il progetto è ancora nelle sue fasi iniziali ma la visione di lungo periodo è chiara. "La domanda di partenza - si legge in una nota- non è come sostituire le persone con le macchine, ma come utilizzare la tecnologia per aiutare un numero sempre più limitato di professionisti a prendersi cura di una popolazione sempre più anziana e complessa".

Alla base del progetto c’è il concetto di Augmented Care Team, un’équipe assistenziale aumentata nella quale professionisti, operatori, robot, sensori e sistemi di intelligenza artificiale possano progressivamente lavorare in maniera integrata.

L’obiettivo non è sostituire medici, infermieri, operatori sociosanitari o caregiver, ma ridistribuire nel tempo una parte delle attività tra persone e tecnologia, lasciando ai professionisti più tempo per ciò che richiede competenza clinica, capacità decisionale, relazione, ascolto e presenza umana. "La robotica nella cura degli anziani non deve significare meno persone -  spiega Alessandro Brunini - Dovrebbe significare, al contrario, più tempo umano dove serve davvero. La sfida è capire quali attività possano essere progressivamente affidate alla tecnologia e quali debbano restare al centro della relazione tra professionisti e persone assistite".

Tra gli ambiti che Onda intende esplorare nella prima fase figurano la prevenzione delle cadute, la sorveglianza e la sicurezza, la tracciabilità, la rilevazione semplice di parametri e l’identificazione precoce di modificazioni potenzialmente indicative di un deterioramento delle condizioni della persona anziana. Attraverso l’integrazione progressiva di robotica, sensori e sistemi di analisi dei dati, l’obiettivo è studiare strumenti capaci di fornire all’équipe assistenziale informazioni aggiuntive e segnali di allerta, senza sostituire la valutazione clinica e la responsabilità dei professionisti.

In prospettiva, questi sistemi potrebbero contribuire a riconoscere variazioni comportamentali o funzionali e altri segnali compatibili con situazioni di rischio geriatrico, favorendo una maggiore continuità della sorveglianza e interventi più tempestivi.

La prospettiva di Onda Robotics è più ampia e guarda allo sviluppo, nel tempo, di robot umanoidi assistivi capaci di diventare parte dell’ecosistema della Long-Term Care.

Funzioni come il supporto alla logistica interna, il trasporto di materiali, il bio-nettoyage e, in una fase più avanzata, alcune forme di assistenza fisica nelle attività quotidiane appartengono alla visione evolutiva di lungo periodo del progetto e non alle capacità attualmente disponibili. L’idea è procedere per fasi, aumentando progressivamente il livello di autonomia e di interazione dei sistemi robotici sulla base della maturità tecnologica, della sicurezza, dell’effettiva utilità per gli operatori e dell’accettabilità da parte delle persone anziane.

In questa prospettiva il robot non viene immaginato come un sostituto dell’essere umano, ma come un nuovo possibile componente dell’équipe assistenziale, inserito all’interno di un sistema nel quale tecnologia e professionisti mantengono ruoli differenti e complementari.