Un vorticoso giro di false fatture in ambito di somministrazione del lavoro per un valore di un milione di euro circa, con 63 aziende coinvolte anche in Toscana e 71 persone denunciate: è il bilancio dell'indagine della guardia di finanza del comando provinciale di Perugia, che ha scoperto un presunto sodalizio composto da 8 persone finalizzato alla truffa nei confronti di Inps, Inail e dell'Erario.
L'indagine, spiega una nota delle Fiamme Gialle, è stata sviluppata dalla tenenza di Gubbio ed ha portato al recupero a tassazione imponibili per oltre 200mila euro riguardo all'Iva e per oltre 360mila quanto a imposte dirette.
Sono state segnalate a piede libero alla procura del capoluogo umbro 63 persone per utilizzo di fatture false nelle dichiarazioni annuali e 8 per l'emissione dei documenti.
Manodopera somministrata a prezzi stracciati
Secondo quanto ricostruito dalla Finanza dopo un monitoraggio di Inps e carabinieri, al vertice dell'organizzazione ci sarebbero stati due imprenditori. Il sistema messo a punto avrebbe permesso a imprese clienti di ottenere un indebito risparmio sulla manodopera (tra il 25 e il 35%) grazie all'interposizione fittizia di un ditta e una società nel rapporto giuridico di lavoro tra datore e dipendente.
Queste, però, avrebbero sistematicamente omesso il versamento di contributi Inps, premi Inail e imposte. In questo modo potevano somministrare manodopera a prezzi stracciati. Le imprese clienti, dal canto loro, potevano annullare le tutele dei lavoratori, che non risultavano formalmente loro dipendenti. Spesso, poi, i lavoratori erano sottopagati rispetto a quanto previsto dai contratti nazionali.
I due imprenditori umbri si sarebbero avvalsi di un “agenti di zona”, anche loro indagati, che operavano in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria e Puglia, incaricati di individuare le imprese clienti interessate che operavano in molteplici settori, quali quelli della ristorazione, delle attività ricettive, dei servizi di pulizia, dell’edilizia, dello spettacolo.