La Toscana non è in recessione, ma in crescita lenta. Questa l'estrema sintesi del rapporto annuale di Irpet, che stima un aumento positivo del Pil pari allo 0,5% tanto per il 2026, quanto per il 2027.
Ciò, comunque, a fronte di fragilità che permangono e che il rapporto mette in evidenza, per esempio, analizzando la sofferenza del settore manifatturiero (-0,6%), ma anche i dati sull’indice sintetico di fiducia delle famiglie che in via generale arretra da 113 a 110 e consegna un’immagine maggiormente polarizzata. Aumenta, infatti, la quota di famiglie che si percepisce relativamente povera, passando dal 10% al 15%, ma emerge anche un aumento (dal 5 al 17%) di nuclei che dichiarano un miglioramento rispetto all’anno precedente.
Manifattura, industria e occupazione
Nel primo trimestre del 2026 la produzione manifatturiera toscana registra, appunto, ancora una lieve flessione tendenziale (-0,6%), confermando una traiettoria più debole rispetto alla media nazionale. Pesano soprattutto le difficoltà del comparto moda, pur tra alcuni segnali di recupero nelle vendite estere. L’export regionale, dopo il forte aumento del 2025 (+12,6% al netto di metalli preziosi e raffinazione), continua a crescere anche nella prima parte del 2026 (+4,5%), mentre il dato nazionale arretra. A sostenere la crescita, nel primo trimestre dell'anno in corso, sono la farmaceutica (+21%), i macchinari (+16%) e alcune componenti della moda (pelle +13%; abbigliamento +15%; maglieria +9%).
Sul fronte industriale, il problema evidenziato da Irpet è la crescita debole, discontinua e selettiva, accompagnata dalla difficoltà di trattenere sul territorio una quota adeguata di valore aggiunto. La criticità principale non riguarda soltanto il numero delle imprese o la specializzazione in settori maturi, ma il posizionamento lungo le filiere. Il rischio è quello di una "deindustrializzazione funzionale": continuare a produrre, ma perdere progressivamente il controllo delle funzioni che generano più valore, come ricerca, progettazione, design, gestione del marchio, analisi dei dati e accesso ai mercati finali.
Per quanto riguarda il mercato del lavoro toscano, questo vive un momento tutto sommato positivo, seppur con ritmi meno intensi rispetto agli anni precedenti. Le attivazioni nette - ovvero, il saldo tra l'avviamento di nuovi rapporti di lavoro e la conclusione di quelli esistenti - scendono da 27mila nel 2024 a 16mila nel 2025. La crescita degli addetti (+1,8% nel 2025 e +1,1% nel primo trimestre 2026) resta più sostenuta nelle costruzioni (rispettivamente +3,6% e +1,8%) e nei servizi (rispettivamente +2,1% e +1,3%), mentre la manifattura appare meno dinamica (+0,5% nel 2025 sul 2024 e +0,4% nel periodo Gennaio-Marzo 2026 sul 2025).
La fiducia delle famiglie
Nel 2026 le famiglie toscane esprimono un clima economico più incerto rispetto all’anno precedente. I dati restituiscono una Toscana in cui una parte delle famiglie resta esposta all’aumento dei prezzi e alla fragilità dei redditi reali, mentre un’altra recupera margini. Dopo il recupero osservato nel 2025, l’indice sintetico di fiducia arretra da 113 a 110, segnalando una parziale erosione del miglioramento maturato negli ultimi anni. Il livello resta comunque superiore a quello registrato nel 2022 e 2023.
Sul peggioramento pesano il contesto internazionale, le tensioni geopolitiche, la persistenza delle pressioni sui prezzi e l’incertezza sulle prospettive economiche. Tornano così in primo piano il tema del potere d’acquisto e la sostenibilità delle spese quotidiane. Il quadro non segnala però un arretramento generalizzato, quanto piuttosto una maggiore polarizzazione. Aumenta infatti la quota di famiglie che si percepisce relativamente povera, dal 10% al 15%, e cresce anche la percentuale di nuclei che dichiarano un peggioramento del proprio bilancio familiare, dal 28% al 31%. Allo stesso tempo, aumentano le famiglie che dichiarano un miglioramento rispetto all’anno precedente, dal 5% al 17%, e quelle che si attendono un miglioramento nei prossimi dodici mesi, dal 7% al 13%.
Le dichiarazioni
"La Toscana è una delle regioni virtuose d'Italia e, onestamente, in questo rapporto vedo una prospettiva di occupazione e di crescita che sicuramente non erano venute fuori in modo più chiaro da altre rilevazioni di cui si era tanto parlato nei mesi precedenti - ha commentato il presidente Eugenio Giani - pur se contenuta, la Toscana vive una fase di sviluppo".
"Il rapporto Irpet ci restituisce l'immagine di una Toscana che ha saputo affrontare anni particolarmente complessi senza perdere la propria capacità di tenuta, ma che oggi è chiamata a compiere un salto di qualità - ha aggiunto l'assessore all'Economia Leonardo Marras - i dati confermano che non basta resistere: dobbiamo creare le condizioni per un rilancio, con una crescita più forte, capace di aumentare produttività, salari e opportunità, senza lasciare indietro nessuno".