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Urologi toscani in Tanzania, 100 interventi in 10 giorni

L'équipe si è recata in missione umanitaria presso l'ospedale Ikonda. Operazioni chirurgiche per tumori renali avanzati anche in pazienti pediatrici

Gli urologi in missione in Tanzania

Sono circa 100 gli interventi chirurgici eseguiti in 10 giorni dall’équipe urologica in missione umanitaria all’Ikonda Hospital, in una remota regione della Tanzania: lo raccontano al rientro dell’ultimo viaggio il professor Andrea Minervini, direttore dell’Urologia oncologica mininvasiva robotica ed andrologica dell’Azienda Careggi e il dottor Andrea Cocci urologo dell’Ospedale fiorentino e presidente della Wellness Men Foundation Onlus che ha ideato e sostenuto questo progetto di cooperazione sanitaria internazionale a cui hanno preso parte gli urologi di Careggi Agostino Tuccio, Francesco Sessa e Rino Oriti

Questa, ricorda Cocci, è la terza missione dopo il Madagascar e la Costa D’Avorio, realizzata con il supporto dell’assessorato al welfare del Comune di Firenze.

"All’Ospedale Ikonda – spiega Minervini – sono stati eseguiti interventi oncologici per tumori renali avanzati in giovani adulti e pazienti pediatrici. Abbiamo portato materiali e attrezzature che hanno in parte consentito una modernizzazione delle procedure chirurgiche. Sono state curate anche patologie benigne che, in un paese molto povero come la Tanzania, hanno un forte impatto, rendendo la vita dei pazienti praticamente impossibile, sia dal punto di vista sociale che lavorativo".

"Lo scopo prioritario delle missioni – afferma Cocci – è quello di educare i medici locali mettendo gli ospedali che abbiamo supportato nelle condizioni di operare in autonomia. È per questo che non ci limitiamo solo a trattare le patologie, ma insegniamo anche quello che possiamo sul campo, oltre a realizzare stage a Careggi, provvedendo alle spese di viaggio, vitto e alloggio".

"Questo progetto umanitario di assitenza e formazione sanitaria – conclude Minervini – nasce come iniziativa fiorentina dell’Urologia di Careggi e insieme ai colleghi Cocci, Tuccio, Sessa e Oriti, che hanno contribuito a idearla e avviarla, abbiamo deciso di estenderla coinvolgendo sia la Società Italiana di Urologia che la Società Europea di Urologia. Questo moltiplicherà i fondi per le missioni, oltre a coinvolgere i colleghi di altri centri italiani ed europei che vorranno dare il loro contributo, permettendoci di aprire nuove sedi, aiutare con più costanza le popolazioni locali e formare il loro personale sanitario, anche attraverso tecnologie di telemedicina".