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L'ossigeno atomico per rivoluzionare il restauro

La tecnologia, frutto di un progetto europeo, consente di pulire le superfici più fragili senza toccarle. Uno dei tre prototipi si trova a Pisa

Sfruttare l'ossigeno atomico per rivoluzionare le operazioni di restauro delle opere d'arte, aprendo una strada  nuova e più sostenibile per la conservazione del patrimonio culturale. E' questa la sfida che vede protagonista il progetto europeo Moxy, coordinato dall’Università di Gand e che coinvolge anche l'università di Pisa, unico partner italiano del consorzio internazionale.

L’ossigeno atomico è un gas presente negli strati più alti dell’atmosfera ed è noto per la sua capacità di corrodere i materiali delle navicelle spaziali. Per la prima volta, potrà essere utilizzato nei laboratori di restauro per pulire in sicurezza anche le superfici più fragili senza danneggiarle.

Nell'ambito del progetto sono stati realizzati tre prototipi, uno si trova all’Università di Pisa, gli altri a Gand e a Eindhoven.

Ad illustrare l'idea alla base del progetto è Ilaria Bonaduce, docente del dipartimento di chimica e chimica industriale dell’Università di Pisa e responsabile di Moxy per l’Ateneo pisano. "L’intuizione alla base del progetto è legata a Bathtub, un celebre dipinto di Andy Warhol danneggiato con del rossetto: negli anni Ottanta due scienziati della Nasa, Sharon Rutledge Miller e Bruce Banks, riuscirono a pulirlo con l’ossigeno atomico senza compromettere l’opera -  spiega - Quella tecnica, però, richiedeva apparecchiature complesse e camere sottovuoto. Con Moxy siamo riusciti per la prima volta a renderla utilizzabile a pressione ambiente in un normale laboratorio di restauro, il prototipo che abbiamo nei nostri laboratori può indirizzare direttamente sull’opera un flusso di ossigeno atomico. La pulitura è senza contatto, quindi senza strofinare, bagnare o applicare solventi".

Il processo di pulitura non lascia residui e non produce materiali contaminati da smaltire. La sperimentazione è stata condotta su gesso e pietra, dipinti a olio e a tempera, tessuti, carta, rivestimenti e plastiche. I risultati più sorprendenti riguardano la fuliggine e i depositi neri prodotti dall’inquinamento, dal fumo o dagli incendi, sostanze particolarmente difficili da rimuovere con i metodi tradizionali, che richiedono generalmente spugne, strumenti, acqua o solventi. L’ossigeno atomico agisce invece sul deposito carbonioso e lo trasforma in anidride carbonica senza lasciare residui.

I test hanno riguardato anche i veli biancastri che possono affiorare nei dipinti moderni moderne o i segni lasciati da atti vandalici.

Il sistema non sostituisce le tecniche già utilizzate nel restauro, ma mette a disposizione uno strumento completamente nuovo. "E’ sorprendente, bastano pochi istanti per vedere il nero scomparire dalla superficie - racconta Bonaduce - . In alcuni casi può essere impiegato da solo; in altri può essere associato ai metodi tradizionali. Sull’argento annerito, per esempio, modifica la patina rendendola più facilmente eliminabile con acqua. La tecnologia è ancora giovane, ma può offrire una risposta a problemi di pulitura finora molto complessi".

I risultati del progetto, finanziato dal programma Horizon Europe, saranno presentati oggi a Pisa durante un simposio internazionale. Il gruppo di lavoro dell’Università di Pisa comprende Ilaria Bonaduce, Celia Duce, Ilaria Degano, Alessia Andreotti, Silvia Pizzimenti, Erika Ribechini e Jacopo La Nasa.