Attualità

Dai pesci zebra un aiuto nello studio dell'autismo

Parla toscano la ricerca che ha unito un team di scienziati italiani ed esteri. Dalla modificazione di un gene disturbi anche negli zebrafish

Pesci zebra

Arriva dai pesci zebra (zebrafish) un aiuto nello studio dell'autismo. Parla toscano la ricerca che aggrega un team di scienziati italiani ed esteri coordinati dai ricercatori dell'Università di Pisa, i cui esiti sono stati pubblicati sulla rivista “International Journal of Molecular Sciences”.

Attraverso l’innovativa tecnologia del Crispr/Cas9, un sistema che consente di modificare in modo rapido una precisa regione del Dna, nei pesci per la prima volta in assoluto è stato messo a punto un modello di aploinsufficienza del gene Setd5 le cui mutazioni sono state recentemente individuate quali responsabili dell’inattivazione di una delle due copie del gene, l'aploinsufficienza appunto. 

In questo modo gli studiosi hanno creato nello zebrafish un modello di autismo che riproduce importanti tratti dei disturbi dello spettro autistico. Gli zebrafish infatti presentano difetti nei comportamenti sociali legati all’aggregazione e al riconoscimento di nuovi stimoli sociali. 

L’analisi molecolare ha permesso di evidenziare una significativa riduzione dell’espressione di Rna messaggeri che codificano per proteine fondamentali nel funzionamento delle sinapsi neurali, suggerendo come conseguenza una ridotta connettività del cervello nei mutanti per il gene Setd5.

Certo è il regno del complesso, ma il risultato apre la via allo sviluppo di nuovi trattamenti terapeutici per i disturbi dello spettro autistico, poiché tramite i pesci si è osservato che i deficit comportamentali possono essere notevolmente ridotti dal trattamento dei mutanti con risperidone, un farmaco usato per alleviare alcuni sintomi negli individui con disturbi dello spettro autistico. 

La ricerca è stata condotta da un team del Dipartimento di biologia dell’Università di Pisa, coordinato dal professor Massimiliano Andreazzoli, che vede coinvolti la professoressa Chiara Gabellini, il dottor Davide Martini, il dottor Matteo Digregorio e, tra i collaboratori esterni, il dottor William Norton della University of Leicester nel Regno Unito.

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