Unire realtà aumentata e stimoli tattili per supportare le equipe chirurgiche nella ricomposizione di fratture complesse. Una nuova pagina della medicina del futuro viene scritta in Toscana, dove un team di ricercatori del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Pisa ha realizzato un dispositivo tattile low-cost composto da due anelli da applicare alle dita per generare stimoli vibrotattili, affiancato ad un visore di realtà aumentata. Il primo prototipo è stato testato su frattura scomposta del ginocchio.
“Per il chirurgo - spiega Vincenzo Ferrari, docente di bioingegneria all’Università di Pisa - non è sempre facile capire come sistemare i frammenti di una frattura, il nostro sistema riproduce la frattura nella realtà aumentata e tramite visione e stimoli tattili e guida il medico nella pianificazione dell’operazione”.
“Il dispositivo - aggiunge Matteo Bianchi, docente di robotica all’Università di Pisa- fornisce un feedback tattile tramite vibrazione, migliorando la consapevolezza spaziale e l'immersione durante l'addestramento chirurgico o la pianificazione preoperatoria. L'assenza di feedback tattile è infatti una limitazione significativa nei sistemi di formazione in realtà virtuale ed estesa in chirurgia, perché, nella comune pratica clinica, il personale medico che opera si fa guidare molto da ciò che sente con le mani oltre che dalla vista. Questo aspetto è particolarmente importante quando si trattano strutture anatomiche delicate e nascoste. I nostri risultati dimostrano che il feedback tattile migliora significativamente l'accuratezza e l'efficienza nelle attività di riduzione dei frammenti di frattura in contesti di realtà virtuale ed estesa. L'integrazione di visione e tatto sarà quindi fondamentale nei futuri sistemi di addestramento e assistenza chirurgica basati sulla realtà aumentata”.
Il progetto coinvolge il Centro 5.0 del Dipartimento dell’Ingegneria dell’Informazione, dedicato allo sviluppo delle tecnologie per la società, la medicina e l’industria di nuova generazione, in collaborazione con il Centro di Ricerca “E. Piaggio” e con la Scuola di Specializzazione in Ortopedia e Traumatologia dell’Università di Pisa.