Cronaca

Arresti e trasferimenti dopo la rivolta in carcere

Un reparto occupato dai detenuti, olio a terra per isolare l'area, dirette social dei tumulti: la sommossa nella notte, intervenuti i corpi speciali

Foto d'archivio

E' stata sedata senza ricorrere all'uso della forza, con l'impegno di negoziatori professionisti e corpi speciali della polizia penitenziaria, la rivolta dei detenuti scoppiata nella serata di ieri nel carcere Don Bosco di Pisa e proseguita per l'intera notte fin dopo le 6 di questa mattina senza provocare feriti. 

Al termine della sommossa, scoppiata nel secondo reparto della sezione giudiziaria lasciando dietro di sé danni ingenti ai locali dell'istituto di pena, 4 detenuti sono stati arrestati e altri trasferiti. Tre, secondo il Sindacato autonomo di polizia penitenziaria (Sappe), le sezioni "devastate": due del Secondo Giudiziario e metà del Primo Giudiziario.

All'origine dei disordini ci sarebbero microspie rinvenute all'interno delle celle, dove tuttavia dovevano esserci anche alcuni telefonini illecitamente posseduti dato che alcune fasi di quanto accaduto sono state riprese e diffuse su Tik Tok.

Durante la notte, un intero reparto era stato occupato detenuti che - per isolare l'area e impedire l'accesso da parte della polizia penitenziaria - hanno cosparso il pavimento di olio, scivoloso ma anche altamente infiammabile.

Dal ministero della giustizia, il capo dipartimento amministrazione penitenziaria (Dap) Stefano Carmine De Michele ha fatto sapere in mattinata che a coordinare la gestione della rivolta, arrivando a sedarla, è stata la neocostituita Direzione generale delle Specialità del Corpo di polizia penitenziaria attraverso l’invio dei negoziatori, di tre squadre del Gruppo di intervento operativo giunte con un aereo militare della Guardia di Finanza, unitamente alle due squadre del piano operativo regionale.

"Oltre 300 reclusi in 185 posti"

La situazione è stata monitorata anche dall'esterno del penitenziario, da sindacati e istituzioni. Il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, ha posto l'accento "sulle condizioni delle nostre carceri" fra "sovraffollamento, carenze strutturali e condizioni di vita difficili".

Proprio su questo aspetto ha fatto il punto Uil Funzione Pubblica col responsabile del settore polizia penitenziaria Gennarino De Fazio: "A Pisa oltre 300 reclusi sono stipati in soli 185 posti (+64%), mentre risultano assegnati appena 185 agenti, quando ne servirebbero almeno 347 (-46%)". 

"Quello che è accaduto a Pisa – è la riflessione del segretario regionale Sappe, Francesco Oliviero – conferma quanto sia diventata difficile la situazione nelle carceri toscane. Il carcere di Pisa e gli altri istituti della regione sono ormai un vero e proprio inferno lavorativo". E aggiunge: "Le piante organiche, come denunciamo da tempo, non sono mai state adeguate alle effettive necessità degli istituti".