C'è anche un po' di Toscana nello spazio con la missione Artemis II della Nasa che riporta esseri umani verso la Luna per la prima volta dal 1972: sì perché nella capsula Orion osservata nei giorni scorsi proprio dal Virtual Telescope installato a Manciano, in Maremma, sono installati 6 chip Timpex, sensori avanzati capaci di rilevare particelle e radiazioni, sviluppati al Cern di Ginevra nell’ambito della collaborazione internazionale Medipix2 di cui fanno parte anche l'università di Pisa e l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.
"Durante il loro viaggio a bordo della navicella Orion, i quattro astronauti dovrebbero essere esposti a decine di millisievert di radiazioni, oltre 10 volte la quantità a cui la maggior parte delle persone è esposta in un intero anno sulla Terra. Comprendere e gestire questa esposizione è fondamentale affinché l'umanità possa continuare a esplorare lo spazio in sicurezza", spiega una nota del Cern.
I Timpex hanno proprio il compito di monitorare in tempo reale caratteristiche e livello delle radiazioni all’interno della capsula. I chip fanno infatti parte del sistema Hera (Hybrid Electronic Radiation Assessor) sviluppato dalla Nasa e consentono di misurare composizione, intensità ed energia delle particelle incidenti.
La parola ai protagonisti toscani
“Dispositivi simili a quelli usati nella missione lunare vengono utilizzati anche nei laboratori didattici del Corso di laurea magistrale in Fisica medica", spiega la professoressa Maria Giuseppina Bisogni dell’università di Pisa.
"Oggi - prosegue - siamo arrivati alla quarta generazione di questi sistemi di rivelazione che vengono applicati sia alla ricerca fondamentale sia alle applicazioni anche in ambito medico”.
“Il gruppo di Fisica Medica dell’università di Pisa – continua la professoressa Valeria Rosso - ha lavorato su questi rivelatori fin dalla loro prima produzione, avvenuta alla fine degli anni ’90 e ha contribuito allo sviluppo di sistemi di imaging basati su di essi. Si tratta infatti di sistemi che promettono un imaging molto più preciso che in futuro potrebbero portare significativi miglioramenti, ad esempio nella diagnostica medica a raggi X”.
Insieme a Bisogni e Rosso, sono coinvolti nella ricerca in questo settore Pasquale Delogu, Maria Evelina Fantacci e Piernicola Oliva del dipartimento di Fisica Unipi.