Su delega della Procura di Firenze, polizia di Stato e Ispettorato del Lavoro hanno eseguito due misure cautelari, una in carcere e una ai domiciliari, nei confronti di un cittadino del Bangladesh e una cittadina italiana accusati di induzione nel falso ideologico, finalizzato al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina attraverso la violazione del "Decreto flussi".
Secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini, condotte dalla Squadra Mobile della Questura di Firenze e dall’Ispettorato del Lavoro Area metropolitana, gli indagati avrebbero ricorso a false documentazioni attestanti la sussistenza dei requisiti necessari al rilascio del nulla osta per l'ingresso in Italia di cittadini stranieri in favore dei quali, poi, gli stessi indagati avrebbero curato il successivo iter volto all’ottenimento del visto di ingresso per la definitiva stipula del contratto di soggiorno, collegato alla firma di un rapporto di lavoro subordinato o stagionale.
In realtà, secondo quanto accertato dagli investigatori, sarebbero stati destinati ad altri fini rispetto a quelli dichiarati, appunto la stipula di un rapporto di lavoro subordinato.
Da qui l’ipotesi delle due distinte fattispecie di reato: l’induzione in errore del pubblico ufficiale nell’adozione dell’atto pubblico, in violazione degli articoli 48-479 del codice penale (nel caso di specie le Prefetture, nel rilascio del nulla osta al visto di ingresso per motivi di lavoro), nonché gli atti diretti a procurare l’ingresso illegale in Italia di cittadini stranieri, in violazione dell’articolo 12 del Testo unico sull'immigrazione.
L’indagine coinvolge altre tre persone, nei cui confronti il giudice per le indagini preliminari ha già fissato gli interrogatori di garanzia. L’esecuzione cautelare si inserisce in una più ampia vicenda investigativa che, già prima dell’estate, aveva portato all’arresto di due indagati, uno dei quali ha avviato un percorso di collaborazione con gli inquirenti.