Sono passati pochi giorni dall'elezione di Nico Gronchi come nuovo presidente nazionale di Confesercenti. Eppure, la nuova guida dell'associazione di categoria ha già le idee chiare su quali siano le proposte per rilanciare il commercio al dettaglio, gestire il fenomeno dell'overtourism e riaprire il rubinetto del credito per le imprese.
Del resto, Gronchi è già stato vicepresidente vicario dell'associazione e presidente di Confesercenti Firenze, oltre a poter vantare una lunga esperienza in Italia Comfidi, società mutualistica e senza scopo di lucro che facilita l'accesso al credito per le piccole e medie imprese. Il tutto con la Toscana sullo sfondo: è a Certaldo, infatti, che ha mosso i primi passi in Confesercenti, ormai nel 1998.
Uno dei punti centrali della sua azione sarà sicuramente rivolto alle attività di vicinato. Di fronte all’e-commerce imperante e alla grande distribuzione, come si tutelano le attività dei paesi? Va in questo senso la proposta di legge popolare della vostra associazione?
Il commercio sta attraversando una grande trasformazione, che modifica profondamente le abitudini di consumo, i modelli distributivi e gli equilibri delle nostre città. È un processo che dobbiamo governare, per evitare di perdere una parte fondamentale del nostro tessuto economico e sociale.
Le attività di prossimità rappresentano un’infrastruttura sociale essenziale per il Paese. Un negozio, un bar, una bottega sono luoghi di relazione, servizi per i cittadini e presìdi che contribuiscono a mantenere vivi e sicuri i nostri centri urbani. Quando abbassano definitivamente la serranda, insieme all’impresa scompare un pezzo della nostra comunità.
Dobbiamo creare le condizioni perché anche le realtà più piccole possano innovare, competere e continuare a svolgere il proprio ruolo nei territori. È necessario un impegno condiviso, che coinvolga istituzioni nazionali, amministrazioni locali e associazioni di rappresentanza, per sostenere queste attività e contrastare il progressivo impoverimento delle economie locali.
La sua storia professionale e associativa affonda le radici in Toscana: quanto di quel "modello toscano" - fatto di distretti, tradizione e rete associativa capillare - intende portare nel suo approccio alla guida nazionale di Confesercenti?
Il portato di un’esperienza che nasce dai territori è un modello che può rappresentare appieno l’identità italiana. Le strade, le piazze, i quartieri sono l’habitat naturale per l’incontro tra commercio, turismo e chi questi mondi li vive: le persone.
È una visione che trova espressione anche nella nostra proposta di legge di iniziativa popolare per la rigenerazione urbana e il rilancio delle economie di prossimità. Vogliamo istituire Zone Economiche Speciali di Prossimità, con agevolazioni fiscali, sostegni finanziari e semplificazioni per favorire la permanenza e il ritorno delle attività nei centri urbani.
La risposta dei territori è stata straordinaria. Abbiamo raccolto 56.611 firme, superando con due mesi di anticipo la soglia necessaria per portare la proposta in Parlamento. Ma soprattutto abbiamo costruito una mobilitazione che ha coinvolto oltre 1.400 consiglieri regionali, provinciali e comunali, mentre più di 45 sindaci e quattro presidenti di Regione hanno sottoscritto personalmente la nostra iniziativa. Adesso ci aspettiamo che il Parlamento dia seguito a questa richiesta.
Una delle sfide della Toscana - ma anche di altre regioni in Italia - è quello dell’overtourism. Qual è l’approccio di Confesercenti nella ricerca di equilibrio tra turismo sostenibile nelle grandi città d’arte e tutela degli interessi delle attività?
Il turismo è uno dei grandi motori della nostra economia e rappresenta una risorsa fondamentale anche per la Toscana. La sfida è governare i flussi e distribuire meglio i benefici che produce.
Nelle città d’arte dobbiamo trovare un equilibrio tra le esigenze dei visitatori, quelle dei residenti e quelle delle imprese. Una città che perde i propri abitanti, i negozi di vicinato e la propria identità rischia, alla lunga, di compromettere anche la sua attrattività turistica.
Serve una strategia che favorisca la destagionalizzazione, valorizzi le destinazioni meno conosciute e distribuisca i visitatori su un territorio più ampio. L’obiettivo è passare da un turismo concentrato in pochi luoghi e periodi dell’anno a un modello capace di generare sviluppo stabile e diffuso, coinvolgendo le imprese nelle scelte. Perché la sostenibilità deve essere anche economica.
Oggi le piccole e medie imprese si trovano ad affrontare le sfide della digitalizzazione e dell’Intelligenza Artificiale: come può intervenire Confesercenti per aiutare queste realtà in questo passaggio delicato?
L’Intelligenza Artificiale è una delle grandi trasformazioni del nostro tempo e dobbiamo fare in modo che diventi un’opportunità anche per le imprese più piccole. Il rischio, altrimenti, è che l’innovazione allarghi il divario tra chi ha le risorse per investire e chi fatica a tenere il passo.
Confesercenti deve accompagnare gli imprenditori con formazione, assistenza e strumenti concreti, mostrando come le nuove tecnologie possano migliorare la gestione aziendale, il rapporto con i clienti, il marketing e la produttività. Occorre anche rendere l’innovazione economicamente accessibile. Per questo abbiamo proposto crediti d’imposta specifici per gli investimenti nell’Intelligenza Artificiale da parte delle piccole imprese.
Il nostro compito è mettere gli operatori nelle condizioni di utilizzare queste tecnologie per lavorare meglio, essere più competitivi e liberare tempo e risorse. L’innovazione deve essere uno strumento al servizio dell’impresa, accessibile e semplice da utilizzare.
Infine, vista anche la sua esperienza alla guida di Italia Comfidi, come si riesce a facilitare l’accesso al credito per le piccole realtà? L’ultimo rapporto della Banca d’Italia ha ribadito ancora una volta le difficoltà crescenti delle imprese nell’ottenere finanziamenti.
Il credito è una questione decisiva. Senza finanziamenti adeguati, le imprese faticano a investire, innovare e crescere. Sono soprattutto le realtà più piccole a incontrare le maggiori difficoltà, anche quando hanno progetti solidi e prospettive di sviluppo.
La mia esperienza in Italia Comfidi mi ha insegnato quanto sia importante il rapporto tra il sistema finanziario e il tessuto produttivo locale. I Confidi svolgono una funzione fondamentale: conoscono le aziende, ne comprendono le esigenze e possono facilitare il dialogo con le banche.
Dobbiamo rafforzare questo sistema, valorizzare il ruolo delle garanzie e rendere gli strumenti pubblici di sostegno al credito più semplici, accessibili e realmente utilizzabili dalle micro e piccole imprese.