San Valentino è il giorno degli innamorati e nell’era dell’intelligenza artificiale sempre più persone si affidano a strumenti digitali per scrivere messaggi, lettere o dichiarazioni d'amore. Ma quante di queste, al giorno d'oggi, nascono con l’aiuto o sono frutto dell’IA?
Sul tema abbiamo interrogato proprio l'intelligenza artificiale. I dati restituiscono il quadro indicativo di un fenomeno che pare tutt'altro che marginale: negli Stati Uniti circa il 39% degli adulti dichiarerebbe di usarla o volerla usare per scrivere messaggi romantici, percentuale che sale al circa il 45% tra gli uomini. In alcuni paesi, però, il ricorso a questa tecnologia appare ancora più marcata: in India, per esempio, oltre la metà delle persone (56%) avrebbe previsto di utilizzarla in ambito romantico.
Una tendenza che fa presa anche sui giovani. In Australia quasi una persona su 2 tra gli appartenenti alle generazioni Gen Z e Millennials pensa di affidarsi all’intelligenza artificiale per i messaggi destinati all'amato o all'amata.
Ma se da un lato i numeri suggeriscono una pratica diffusa a livello globale, dall'altro evidenziano come la maggior parte di questi sia scritta ancora personalmente, in particolare a San Valentino: secondo l'analisi di un grande servizio di biglietti d’auguri, circa il 95% dei messaggi scritti per San Valentino resterebbe infatti ancora frutto dell'estro romantico o relegherebbero comunque l'IA ad un ruolo più marginale, come ispirazione o spunto iniziale.
Se i dati suggeriscono come in circa un messaggio su 3 o 4 potrebbe esserci (almeno in parte) lo zampino dell'intelligenza artificiale, alcuni indizi potrebbero aiutare a riconoscerla: tra questi la fluidità del testo, tipica dell'IA, ma anche l'assenza di riferimenti a ricordi, esperienze, momenti di vita vissuti. Un "preconfezionato", magari molto romantico, ma che rischia di risultare un po' generico.