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Cosa succede tra Stati Uniti, Iran e Israele
Si sono tenuti nelle ultime ore i primissimi colloqui diretti tra Stati Uniti e Iran dopo una settimana piuttosto caotica. E, visto l’esito degli stessi colloqui, pare che la guerra in Iran e tutto ciò che ne consegue - navigabilità dello stretto di Hormuz, prezzo del petrolio, eccetera - siano destinati a continuare. Perché lo stesso vicepresidente James David Vance, che guidava la delegazione statunitense con Jared Kushner e Steve Witkoff, ha spiegato come non sia stato raggiunto alcun accordo a Islamabad, in Pakistan, dove Washington e Teheran si sono incontrate. Secondo Vance, dopo una maratona di oltre venti ore di colloqui, l’Iran infatti non avrebbe accettato alcuni punti ritenuti fondamentali dagli Stati Uniti, a cominciare dall’impegno a non sviluppare l’arma nucleare. Inoltre, va rilevato come durante la conferenza stampa del vicepresidente statunitense questi non abbia fatto alcun riferimento allo stretto di Hormuz.
Come una sorta di ritornello, che va avanti ormai dal 28 febbraio scorso, gli Stati Uniti non sembrano avere al momento un piano ben definito sul da farsi adesso che il primo incontro diplomatico è fallito. Da parte iraniana, invece, diverse fonti riportano come, nonostante ci sia un clima piuttosto evidente di sfiducia reciproca e che le richieste da parte della delegazione statunitense siano state “eccessive”, pare esserci disponibilità a proseguire nei colloqui. O, comunque, la presa di coscienza che, comunque, sarebbe stato molto complicato raggiungere un accordo sin dal primo incontro. Quel che è certo è che, per il momento, nonostante le speranze del premier pakistano Shehbaz Sharif, le parti restano piuttosto distanti. Con tanto di dubbi sulla tregua di qualche giorno fa, che vale a quanto pare soltanto per gli attacchi contro l’Iran, ma non in altre zone del Medio Oriente.
Pochi giorni prima dei colloqui, infatti, la tensione era salita alle stelle, facendo temere una svolta irreversibile della guerra. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, infatti, sul proprio social aveva fatto intendere che, dopo oltre un mese di guerra, si era arrivati al momento decisivo. “Un’intera civiltà morirà questa notte”, ha scritto su Truth, annunciando quello che avrebbe dovuto essere l’attacco definitivo nei confronti dell’Iran. Anche in quel caso, nonostante la brutalità dell’affermazione, Trump aveva in qualche modo lasciato spazio a un possibile confronto per evitare, appunto, il peggio. Tant’è che, poco prima della scadenza fissata dallo stesso Trump con un altro messaggio su Truth, proprio il Pakistan ha cercato di mediare. Riuscendoci: un paio d’ore prima della paventata apocalisse, il governo di Islamabad ha convinto Teheran e Washington ad accettare una tregua di due settimane. Tuttora in corso, nonostante il fallimento dei colloqui di cui sopra.
Mentre cerchiamo di capire se ci saranno altri incontri tra Stati Uniti e Iran e se il cessate-il-fuoco proseguirà, siamo invece certi che la tregua non c’è mai stata per Israele e il Libano. Nell’area meridionale del Paese, infatti, continuano i bombardamenti israeliani contro Hezbollah, l’organizzazione paramilitare sostenuta da Teheran che ha base proprio in Libano. Sin da subito, infatti, Israele ha spiegato come la tregua non avrebbe avuto alcun valore per le operazioni contro Hezbollah. Una decisione ovviamente criticata dall’Iran, che ha definito gli interventi militari israeliani delle ultime ore in Libano come una “evidente violazione” del cessate-il-fuoco; Trump, dal canto suo, avrebbe contattato il premier israeliano Benjamin Netanyahu, invitandolo a ridurre le operazioni. In ogni caso, nella prossima settimana, Israele e Libano si dovrebbero incontrare a Washington per discutere anche del disarmo di Hezbollah. Ciononostante, il governo israeliano ha assicurato che le operazioni militari proseguiranno.
Il pezzo della settimana
Su The Free Press, in merito alla tregua concordata da Stati Uniti e Iran, c’è un’intervista a John Bolton, ex consigliere per la Sicurezza nazionale dello stesso Trump. Non convintissimo, pare, che il cessate-il-fuoco sia stata un scelta oculata. Anzi. Si legge qui.
La canzone della settimana
La sensazione è che, nonostante la tregua di due settimane e soprattutto a causa dell’esito del primo incontro tra Iran e Stati Uniti, alla fine non sia cambiato niente per la guerra in Medio Oriente. Almeno, per il momento.