I costi energetici alle stelle e i rincari generalizzati delle materie prime, certo, ma anche il cambio negli stili di vita delle persone impresso dal Covid con la maggior diffusione, ad esempio, dello smart working: questi i motivi principali alla radice delle 801 chiusure di bar in Toscana nell'arco di 6 anni, dal 2019 al 2025.
A tirare le somme di una crisi che prende piede anche fra le caffetterie è Confesercenti, che ha presentato i dati nell'ambito dell'iniziativa nazionale sulla desertificazione commerciale.
In buona sostanza nel periodo preso in esame la Toscana ha perso un locale su sei, con un'emorragia silenziosa che sta spegnendo i centri di gravità della vita sociale.
Il presidente Fiepet Confesercenti Toscana Franco Brogi è netto, e nella sua analisi il brusco calo è spia di una criticità strutturale che interessa anche la socialità e la vitalità delle comunità locali.
I bar sono passati infatti da 4.555 a 3.574, con ben 801 chiusure che equivalgono a una contrazione del 17,6% degli esercizi con una ricchezza perduta per il territorio regionale stimata in 240 milioni di euro tra mancati consumi, minore occupazione e riduzione del gettito fiscale.