Caffè amaro in Toscana dove tra Dicembre 2021 e Dicembre 2025 i chicchi tostati hanno subito un aumento di prezzo dell'83%: da 7,41 euro al chilo a 13,56 euro per pari peso. E non fa certo al caso del consumatore una spalmata di burro a farsi scivolare addosso cotanto rincaro, visto che anche il panetto ha visto schizzare il prezzo da 7,81 a 10,49 euro (+34%).
Complice l'inflazione la corsa dei prezzi non si arresta, tanto che una famiglia media toscana arriva a spendere 530 euro al mese per mettere il piatto in tavola. A fotografare la situazione sono i dati dell’Osservatorio dei Prezzi del Ministero del Made in Italy.
E' poi Coldiretti Toscana ad accendere i riflettori sull'andamento dei prezzi per i beni di largo consumo anche perché, a fronte di questi aumenti per il consumatore finale, gli agricoltori e allevatori che forniscono le materie prime di qualità lamentano di percepire sempre lo stesso compenso. L’analisi dell'associazione è stata svolta sulla base dei dati Istat e dei prezzi dei beni di largo consumo tra Dicembre 2021 e Dicembre 2025, stesso orizzonte temporale esplorato nei giorni scorsi dall’Antitrust che ha annunciato l’avvio di un’indagine sulle distorsioni della filiera agroalimentare.
Tornando ai rincari, se i casi più eclatanti sono quelli di caffè e burro sono però molti altri i prodotti alimentari sempre più costosi. Qualche esempio:
- passata di pomodoro (+25%)
- spinaci surgelati (+24%)
- carne rossa (+23%)
- latte intero fresco (+23%)
- pasta di semola di grano duro (+22%)
- petto di pollo (+21%)
- cereali per la colazione (+18%)
- tonno in scatola (+12%)
Prezzi e inflazione, un conto che non torna
"L’aumento costante e progressivo dei prezzi dei beni di largo consumo registrato in Toscana tra il 2021 e il 2025 non riflette - sottolinea Coldiretti - l’andamento dell’inflazione, che nel 2025 si è attestata intorno al 2,7%, superiore al 2024 (+2,5%) ma nettamente inferiore al 2023 (+9,6%) e al 2022 (+8,8%). Nel 2021 l’indice dei prezzi al consumo era intorno allo 0,5%. Un andamento che non riflette nemmeno il prezzo pagato agli agricoltori per le principali materie prime agricole come grano, latte e pomodoro da salsa, ma anche per ortaggi e frutta. Materie prime pagate poco e rivendute sugli scaffali a prezzi anche 10 volte superiori".
Complessivamente, Coldiretti Toscana stima un incremento percentuale sulla spesa media del 14% rispetto al 2021: “Fenomeni speculativi, distorsioni, guerre e cambiamenti climatici hanno ampliato e in qualche modo giustificato la distanza sempre più ampia tra gli attori della filiera, penalizzando gli anelli più deboli: chi produce, gli agricoltori, e chi acquista, i consumatori", denuncia la presidente di Coldiretti Toscana, Letizia Cesani.
"L’agricoltura resta l’anello più debole e più penalizzato dell’intera filiera agroalimentare, nonostante sia una componente indispensabile. Di ogni euro di spesa solo pochi centesimi vanno nelle tasche degli agricoltori. Bene fa l’Antitrust ad indagare", aggiunge