Dal palco della festa di Gioventù all'atto pratico, ovvero il via libera del Consiglio dei ministri, il salto non è immediato. Ma il dibattito intorno all'intenzione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni di dare forza di legge a una disposizione di una circolare del 2010 del Ministero dell'Istruzione per imporre un limite del 30% alla presenza di studenti stranieri in ogni classe si è già ampiamente acceso. E dalla Toscana c'è chi si propone come "sperimentatore" per la norma.
E se il ministro Giuseppe Valditara ha specificato come il discrimine principale sia la "padronanza della lingua italiana", quel che è certo è che i contorni del decreto saranno noti soltanto una volta emanato.
Nel frattempo, comunque, dalla Toscana il primo segnale in questa direzione è stato lanciato dal Comune di Arezzo. "Su un tetto agli alunni non italiani sono pienamente d'accordo. Anzi, trovo la proposta del presidente Meloni di buon senso e la più concreta strada a una vera integrazione - ha dichiarato Lucia Tanti, assessora alla Scuola del Comune aretino - formalizzerò al ministro Valditara la disponibilità a essere comune sperimentale: abbiamo istituti scolastici solidi, percorsi condivisi, reti educative salde, processi di integrazione seri, comunità integrate. Abbiamo tutte le condizioni per accompagnare con equilibrio questa scelta".
Una campana che suona in maniera totalmente opposta, invece, dal Comune di Prato: qui, infatti, gli studenti stranieri sono in una percentuale assai elevata - attorno al 30% - che renderebbe quasi impossibile l'attuazione del decreto. "Meloni venga a vedere - ha detto il sindaco Matteo Biffoni - quella proposta non solo è inapplicabile a Prato, come a Brescia, Piacenza, Parma, Reggio-Emilia, Modena, ma è anche controproducente. Il tema c'è e nessuno vuole negarlo, ma la proposta in questione è sbagliata e rischia di fare peggio dell'obiettivo che vuole raggiungere. È oggettivamente impraticabile, forse buona per la campagna elettorale, ma inutile per i territori".