Economia

Commercio e turismo, 15.309 autonomi in meno in 6 anni

Il calo di 16,9 punti percentuali registrato in Toscana fra il 2019 e il 2025 supera il dato medio nazionale ma è parte di un trend generalizzato

Il commercio fra i settori più colpiti dal calo degli autonomi

Nei 6 anni fra il 2019 e il 2025 in Toscana hanno cessato l'attività 15.309 lavoratori autonomi di commercio e turismo, con una flessione del -16,9% che supera quella media nazionale del -14,1% pur inserendosi entro un trend generalizzato nelle diverse regioni italiane.

E' uno studio di Confesercenti a mettere a fuoco il fenomeno con un'elaborazione su dati camerali relativi al commercio e alla filiera turistica fra alloggio, ristorazione e agenzie di viaggio.

L'andamento è in controtendenza rispetto a quanto avviene per il personale dipendente, che invece nello stesso periodo ha visto un aumento consistente (528mila addetti, +18%).

Negozianti e ristoratori i più colpiti

"A pesare di più sul saldo negativo dei lavoratori autonomi - illustra la nota Confesercenti - è il commercio al dettaglio, che in sei anni perde 135.762 tra imprenditori, collaboratori e altri professionisti (-16,6%). In contrazione anche la ristorazione, con 45.523 autonomi in meno (-11,9%); stabili le agenzie di viaggio (-0,4%), mentre cresce l’alloggio: +3.766 indipendenti (+7,4%), un’espansione legata all’affermarsi di forme di ospitalità diffusa, dalle case vacanza ai b&b".

Il calo interessa tutto il territorio. In valore assoluto le riduzioni più consistenti si registrano in Lombardia (-25.098), Lazio (-22.963), Veneto (-17.792), Emilia-Romagna (-16.037) e Toscana (-15.309).

In termini percentuali, le flessioni più marcate sono nelle Marche (-25%), nel Lazio (-20,4%) e in Veneto (-18%), Friuli-Venezia Giulia ed Emilia-Romagna (entrambe intorno al -17%).

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L'analisi dei dati

“Il dato segnala una tendenza che va contrastata“, commenta Nico Gronchi, presidente di Confesercenti. “Un tessuto diffuso di piccole imprese e lavoratori autonomi svolge una funzione economica essenziale: sostiene la densità produttiva dei territori, alimenta concorrenza e pluralismo dell’offerta, crea occupazione e circolazione locale del reddito“.

“Il lavoro autonomo - considera - si sta riducendo per l’effetto combinato di più fattori: pressione fiscale e amministrativa, costi energetici esplosi dopo la pandemia, locazioni commerciali, difficoltà di accesso al credito, squilibri competitivi con grandi operatori e piattaforme digitali. Una somma di vincoli che rende sempre più difficile avviare, mantenere o trasferire un’attività“.

“Servono interventi macro, sui costi dell’energia per i piccoli e per riequilibrare la concorrenza e garantire il pluralismo. Sarebbero necessari però anche sostegni agli investimenti privati e incentivi per il ricambio generazionale - conclude - che oggi è un punto critico per molte piccole imprese. Sono necessarie anche più tutele e strumenti di welfare, che per imprenditori e imprenditrici resta una questione lasciata alle proprie forze. Solo così tornare a mettersi in proprio potrà essere di nuovo una prospettiva sostenibile“.