Le tensioni in Medio Oriente, con la chiusura dello stretto di Hormuz da cui transita un quinto del fabbisogno mondiale di petrolio e gas, preoccupano agricoltori e pescatori che stanno già facendo i conti con un aumento del costo del gasolio del 40%. A lanciare l'allarme è Coldiretti Toscana, che teme un nuovo shock energetico per l’agroalimentare e per le famiglie toscane.
"In una settimana - si legge in una nota dell'associazione- il prezzo di un litro di gasolio agricolo, fondamentale per far funzionare trattori e macchinari e permettere ai pescherecci di uscire in mare, è passato in alcune aree della regione da 0,85 centesimi a 1,20 euro. Analogo choc sta subendo l’Urea, il principale concime azotato, di cui una parte consistente transita proprio dallo stretto di Hormuz, che ha subito un incremento del 20% ed inizia già a scarseggiare. Un terremoto che mette in agitazione tutto il mondo agricolo che non è ancora riuscito ad assorbire i pesantissimi aumenti di costi scatenati dalla guerra in Ucraina iniziata ormai 4 anni fa".
Rincari che, evidenzia Coldiretti rischiano ora di “accavallarsi” e sommarsi ai nuovi balzelli innescati dalle tensioni nel Golfo. “Stiamo ancora smaltendo i postumi della guerra in Ucraina, che purtroppo è ancora in corso, e oggi assistiamo a nuove scene di guerra che inevitabilmente contribuiranno a far aumentare sia i costi energetici sia le difficoltà di approvvigionamento dei prodotti, considerando che oltre il 33% proviene proprio da quelle aree. – spiega Letizia Cesani, Presidente Coldiretti Toscana - Siamo molto preoccupati perché l’aumento dei costi di produzione porta a una perdita di competitività per le imprese agricole e rischia di ricadere inevitabilmente su famiglie e consumatori. Chiediamo quindi, insieme a politiche di pace, al Governo nazionale e all’Europa di rafforzare una rete di protezione per le imprese, vigilare sui fenomeni speculativi già in atto e mettere a disposizione risorse adeguate per mantenere la competitività delle nostre aziende agricole”.
A preoccupare ulteriormente l'associazione di categoria la stagione agricola alle porte e la semina dei cereali compromesse da mesi di piogge. Le aziende, laddove possibile, di recuperare con altre colture che richiedono l’impiego di mezzi meccanici alimentati a gasolio.
L'allarme è anche tra le imprese ittiche, quasi 600 in Toscana: il carburante è tra i principali costi che che devono sostenere per le attività di pesca in mare. "Con le quotazioni attuali la maggior parte delle imprese – spiega Coldiretti Pesca Toscana – non riesce a coprire nemmeno i costi energetici oltre alle altre voci che gli armatori devono sostenere per la normale attività. Senza adeguate ed urgenti misure per calmierare il costo del carburante le imbarcazioni saranno dunque costrette a pescare in perdita se non addirittura a restare in banchina con gravi ripercussioni sulla filiera e sull’occupazione de settore".