Con oltre 1,3 miliardi di fatturato, la Dop economy traina il comparto agroalimentare toscano da 5,5 miliardi di euro. Il sistema economico legato ai prodotti a indicazione geografica supera infatti la soglia di 1,32 miliardi di euro: 1,14 miliardi nel vino e 187 milioni nel food. Un tessuto di 41,5 mila imprese e 67mila addetti e che fa da apripista nella sostenibilità con un terzo dei campi a biologico (33,1%) superando con largo anticipo gli obiettivi UE per il 2030.
I dati sono stati illustrati oggi in occasione del convegno "Agricoltura toscana: modello di buon vivere. Radici, qualità e valore delle produzioni Dop e Igp", organizzato Palazzo Medici Riccardi in occasione dell'ottava edizione di BuyFood Toscana.
In base ai dati del report Ismea, il settore delle indicazioni geografiche in Toscana conta 90 denominazioni di origine. Di queste, 32 appartengono al comparto Food (16 Dop e 16 Igp), 58 a quello vitivinicolo e 2 a bevande spiritose. Nel paniere food, cinque eccellenze assorbono da sole l'84% del valore totale delle Ig del cibo toscano: sono i Cantuccini Toscani IGP (40 milioni di euro, secondo prodotto dolciario IG a livello nazionale), il Pecorino Toscano DOP (35 milioni), il Prosciutto Toscano DOP (34 milioni), l'Olio Toscano IGP (32 milioni di euro, in crescita dell'8,9% in valore e del 9,5% in volume) e la Finocchiona IGP (15 milioni).
"La nostra regione -sottolinea il presidente Eugenio Giani commentando i dati - ha saputo costruire un legame forte tra agricoltura, tutela dell’ambiente e accoglienza: lo dimostrano anche il primato nell’offerta agrituristica e una superficie agricola biologica che raggiunge il 33,1 per cento del totale, ben al di sopra della media nazionale. La sfida è fare in modo che questa ricchezza continui a produrre opportunità per tutta la Toscana, dai centri maggiori ai borghi e alle aree interne. Perché custodire le nostre eccellenze significa sostenere le imprese, mantenere vive le comunità e valorizzare quei territori che rendono la Toscana unica".
Secondo i dati del report Ismea, la Toscana si conferma la terza regione d'Italia per impatto economico del vino Ig (1,139 miliardi di euro) e si colloca stabilmente tra le prime dieci per il cibo a denominazione, attestandosi a 187 milioni di euro alla produzione con un tessuto di 11.327 operatori impegnati sul territorio.
All'interno del paniere food, oltre il 70% del valore alla produzione è concentrato in tre filiere cardine: prodotti a base di carne (28%, pari a 53 milioni di euro), prodotti da forno e dolciari (25%, 47 milioni) e formaggi (20%, 37 milioni), a cui si affianca la voce strategica dell'olio extravergine di oliva (18%, 34 milioni di euro, cresciuto del +9,4% nell'ultimo anno).
Bene anche l'export, che con un valore di 3,6 miliardi di euro, si conferma uno dei punti di forza del settore soprattutto per vino e olio Evo. Usa, Germania e Francia rappresentano i primi mercati concentrando il 44,8% delle vendite estere.
Sono degli Usa l'olio Evo italiano a trazione toscana presidia il 36,9% delle quote d'importazione, con prezzi medi superiori del 15% rispetto ai competitor spagnoli e tunisini. In Germania (13,4% dell'export toscano), la Toscana presidia posizioni di vertice tra i fornitori esteri, posizionandosi al secondo posto per i prodotti da forno e pasticceria (16,3% del mercato), e per salumi e insaccati (23,7%) e al terzo per formaggi stagionati con l'11,2%.
A questo quadro si affianca l'export delle sole IG del cibo toscano, che raggiunge i 91 milioni di euro. Il 53% del valore viaggia verso i Paesi Extra-UE, trainati da Stati Uniti (34 milioni di euro), Regno Unito (6 milioni) e Canada (4 milioni). I mercati dell'Unione Europea pesano per il restante 47%, guidati da Germania (31 milioni di euro), Francia (3 milioni) e Paesi Bassi (2 milioni). Nel paniere delle denominazioni esportate spicca l'olio Evo certificato (46% del valore), seguito dai prodotti a base di carne (25%) e dai dolciari e panetteria (24%): filiere che mantengono un trend espansivo e solide prospettive di penetrazione sui mercati mondiali.
Con un valore di 3,6 miliardi di euro, la quota regionale di export agroalimentare sul totale nazionale è pari al 5% e rappresenta il 4,7% del totale delle merci esportate dalla Toscana. Il comparto ha dimostrato la sua tenuta nonostante una contrazione del 7,8% registrata nel 2025, dato in controtendenza rispetto alla media dell'agroalimentare italiano (+4,9%) e dell'export toscano complessivo (con un + 21,3% trainato dalla manifattura).
"I prodotti certificati - spiega l'assessore regionale all’agricoltura e all’economia Leonardo Marras- hanno costituito un argine, assicurato una tenuta e assorbito l’incremento di prezzo dovuto ai dazi, a differenza ad esempio di quanto accaduto al prodotto italiano generico. Il prodotto Dop e Igp si colloca in una fascia di mercato medio alta, cosicché si mantiene la disponibilità a pagare un prezzo più elevato e la ricerca di questo prodotto da parte del consumatore garantisce una tenuta diversa. Ecco perché la qualità è necessaria ed è necessario che sia certificata, perché porta vantaggi sul mercato”.