Attualità

"La Memoria, un impegno quotidiano"

Il Consiglio regionale riunito in seduta solenne al Memoriale delle deportazioni. Saccardi:"Ricordare significa scegliere di non restare indifferenti"

Seduta solenne del Consiglio regionale della Toscana in occasione del Giorno della Memoria. Oggi, 27 Gennaio, l'Assemblea legislativa si è riunita al Memoriale delle deportazioni a Firenze alla presenza delle autorità civili e militari e dei consiglieri regionali per ricordare le vittime della Shoah.

Le celebrazioni, aperte dal suono delle chiarine del Comune di Firenze hanno visto anche il contributo musicale degli studenti del Conservatorio Luigi Cherubini di Firenze. 

Nel corso della seduta hanno preso la parola Vannino Chiti, presidente dell’Istituto Storico Toscano della Resistenza e dell’Età contemporanea; Alfredo De Girolamo scrittore e autore di “Chi salva una vita, in memoria dei Giusti Toscani”, Edizioni dell’Assemblea; Alessio Ducci vicepresidente di aned Firenze e membro del Cda di Fondazione Memoria della Deportazione, e il presidente della Regione Eugenio Giani. A loro, al termine della seduta, la presidente Saccardi ha fatto dono del Pegaso alato, la statuetta che riproduce il simbolo del Consiglio regionale.

L'intervento di apertura è stato affidato proprio alla presidente del Consiglio regionale Stefania Saccardi. "Questo luogo simbolico ospita il Consiglio regionale per il Giorno della Memoria perché la Memoria non deve essere qualcosa di cristallizzato, ma un impegno quotidiano. La Shoah - ha detto Saccardi- ci parla ancora oggi, in un tempo in cui, come ha ricordato Papa Leone, la guerra sembra essere diventata quasi ‘di moda’ e si moltiplicano episodi di violenza, odio e aggressione. Il Giorno della Memoria non è soltanto una ricorrenza del calendario civile, ma una domanda forte che interroga il nostro presente. Ricordare significa riconoscere i meccanismi della disumanizzazione, l’odio, la propaganda, l’indifferenza, il silenzio, e scegliere di non restare indifferenti. Solo una memoria viva e consapevole può aiutarci a non ripetere gli errori e gli orrori della storia". 

“Essere qui oggi, a celebrare l’unica festività civile comune a tutti i paesi dell’Unione europea, suscita emozioni profonde” ha detto Vannino Chiti, sottolineando l'importanza di tenere viva la Memoria. In un contesto in cui i testimoni diretti si vanno esaurendo, Chiti ha accennato ai tanti campi di sterminio: “La loro visita per le giovani generazioni  - ha detto- costituisce formazione capace di dare voce a chi ha scelto il bene, a chi non è stato creduto, a chi si è trovato a fare i conti con i sensi di colpa per essere sopravvissuto”.  

Lo è ancor più alla luce dei dati Eurispes, secondo cui nel 2004 gli italiani che non credevano nella Shoah erano il 2,7 per cento; nel 2024 addirittura il 15,6 per cento.

Come ha scritto Primo Levi, ha concluso Chiti: “L’Olocausto è una pagina del libro dell’Umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria”.

Un segnalibro che hanno tenuto vivo i Giusti delle Nazioni di cui ha parlato Alfredo De Girolamo, "Ricordare  - ha sottolineato lo scrittore- significa anche guardare al futuro, partendo dal Memoriale di Gerusalemme, dove ogni albero ricorda la straordinaria rete di solidarietà”. Ed i numeri possono fare anche la differenza: 28 mila giusti nel mondo, 700 in Italia e 170 in Toscana, persone che misero in campo il senso della giustizia e che, in quegli anni bui e difficili, decisero di non voltarsi dall’altra parte. Diverse le storie raccontate da De Girolamo: dalla signora Cipolli, insieme alla sua famiglia, recentemente insignita di uno tra i più alti riconoscimenti conferiti dallo Stato d’Israele; ma anche due testimoni “in tonaca” come don Roberto Angeli e don Aldo Mei, fino al cardinale Elia dalla Costa ed all’indimenticato campione di ciclismo Gino Bartali, tutti “colpevoli di avere solo concretamente amato”. E se la Resistenza diventa così impegno assoluto per la giustizia, celebrare la Giornata della Memoria deve essere un monito civile da radicare capillarmente nella storia, allargando lo sguardo al contesto internazionale perché – come ha concluso il relatore – “I giusti sono la dimostrazione più evidente che ognuno di noi può fare la differenza”.

Alessio Ducci, vicepresidente Aned, ha aperto il suo intervento sottolineando che “Essere in quest'Aula nel Giorno della Memoria significa assumersi una responsabilità che va oltre la commemorazione, significa interrogare la storia, riconoscerne le responsabilità e trasmettere consapevolezza e senso critico soprattutto alle nuove generazioni. Ricordiamo la deportazione dall'Italia di circa 42mila civili, di cui seimila ebrei deportati in quanto tali. 36mila antifascisti oppositori politici, resistenti e oltre 650mila militari italiani che dopo l'armistizio dell'otto settembre rifiutarono di aderire alla Repubblica Sociale Italiana e per questo motivo furono internati nei lager”.

Nel suo intervento Alessio Ducci ha raccontato l’esperienza del papà deportato come oppositore politico prima a Mauthausen e poi a Ebensee. Mesi di terrore vissuti in condizioni estreme, con l’unico obiettivo della sopravvivenza, che lo portarono a pesare soli 27 chili. “La nostra preoccupazione più grande deve essere verso i giovani - ha concluso Alessio Ducci – mantenendo vivi percorsi educativi come il treno della memoria. Chi ha a cuore la memoria dei valori dei deportati non può tollerare alcuna forma di antisemitismo e di discriminazione per motivi etnici, religiosi, politici, di natura economica di provenienza biografica o di orientamento sessuale”.

Nell’intervento conclusivo, il presidente della Giunta Eugenio Giani ha messo in evidenza la partecipazione compatta delle istituzioni al Giorno della Memoria, “un gioco di squadra per trasmettere valori importanti”. “Quel genocidio - ha aggiunto – rappresenta il momento più basso della civiltà umana con 6milioni e mezzo di persone uccise nei campi di sterminio. E il Memoriale delle deportazioni è il posto simbolicamente più giusto per ricordarlo. Un memoriale che sarebbe andato distrutto, ma che abbiamo salvato anche grazie a Ugo Caffaz, vero ideatore del treno della memoria che riprenderà il suo viaggio il 23 marzo. Un viaggio didattico fondamentale per tanti ragazzi che hanno avuto e avranno la possibilità di vivere questa esperienza”. “Il Giorno della Memoria - ha proseguito il presidente Giani - viene vissuto in Toscana con grande coinvolgimento tanto che oggi avrei dovuto essere presente a più di 50 eventi. La nostra è una Regione che vuole dare al 27 gennaio sempre più significato e importanza, una giornata che va collegata al nostro impegno per i diritti civili e per la libertà, stando accanto a chi soffre in Iran, in Ucraina o in Medio Oriente. Io voglio davvero dare il senso di una ricorrenza che mantenga profonda indignazione per quello che è accaduto come elemento che contrasta l'enfasi della ritualità, ma che invece ci fa vivere quelle emozioni vere che soprattutto i nostri giovani devono avere dentro di sé per non perdere mai coscienza e memoria di quello che è avvenuto e trarne alimento perché non avvenga mai più”.