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Menu trasparenti, li invocano 9 toscani su 10

Materie prime e origine degli ingredienti: chi siede in pizzeria o al ristorante invoca listini 'parlanti' per maggior controllo sulle materie prime

Anche i menu di ristoranti, pizzerie, fast-food e mense dovrebbero indicare la provenienza degli ingredienti, o almeno delle principali materie prime, che compongono piatti, pizze e pietanze varie: lo chiedono quasi 9 toscani su 10 (85%) che, interpellati da un sondaggio online, si sono schierati a favore dei menu-parlanti. La tendenza è in linea con la buona abitudine dei toscani di leggere l’etichetta prima di ogni acquisto di cibo con lo scopo di conoscerne le caratteristiche e soprattutto l’origine delle materie prime. 

A rilanciare la necessità di una maggiore trasparenza sul cibo che finisce in tavola è stata nei giorni scorsi Coldiretti Toscana, che è tornata a rivendicare l’urgenza di arrivare al più presto all’indicazione di origine obbligatoria su tutti gli alimenti in commercio. 

“I cittadini hanno il diritto di conoscere l’origine di ciò che mangiano. Crediamo sia importante per permettere loro di scegliere con consapevolezza e libertà", rilancia la presidente di Coldiretti Toscana, Letizia Cesani. "L’esigenza di rendere trasparenti anche i menu di ristoranti e mense va di pari passo con un cambio radicale delle abitudini dei toscani che spendono un euro su tre del loro budget alimentare fuori casa. Oggi solo gli agriturismi assicurano questa trasparenza poiché devono offrire piatti ottenuti con prodotti agricoli toscani".

Coldiretti Toscana ha portato questa battaglia in Europa, sulla scorta di oltre un milione di firme dei cittadini, migliaia raccolte in Toscana. Le richieste sono due, una è quella di "estendere a tutti gli alimenti l’indicazione di origine e modificare il codice doganale che oggi permette, quando l’ultima lavorazione sostanziale avviene Italia, di poter scrivere Made in Italy su prodotti e alimenti ottenuti con ingredienti stranieri".